Ottimismo tra i mediatori a Sharm el-Sheikh: accordo possibile entro venerdì su ostaggi e prigionieri. Nel frattempo, intercettata la seconda Flotilla diretta nella Striscia. Roma e Milano in piazza.
Si allargano gli spiragli di pace a Gaza. L’accordo per il cessate il fuoco e lo scambio di prigionieri, basato sul piano statunitense promosso dal presidente Donald Trump, sembra ora a portata di mano. Un clima di “cauto ottimismo” avvolge i negoziati indiretti tra Israele e Hamas, in corso a Sharm el-Sheikh, in Egitto. L’intesa potrebbe essere siglata già entro venerdì, secondo quanto sperano i mediatori del Qatar e come affermano diverse fonti a conoscenza dei colloqui, riportate anche da Axios.
Un segnale concreto della vicinanza dell’accordo è arrivato con lo scambio delle liste di prigionieri da rilasciare: Israele e Hamas si sono consegnati le rispettive liste di ostaggi e detenuti. Un dirigente della fazione islamica che partecipa ai negoziati ha rivelato all’Afp che “l’ottimismo prevale tra tutte le parti”. A rafforzare il pressing diplomatico, sono arrivati a Sharm el-Sheikh gli inviati USA Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump, insieme al ministro israeliano per gli Affari strategici, Ron Dermer.
Se l’accordo verrà raggiunto, la Casa Bianca e Israele si starebbero già preparando per una possibile visita lampo del Presidente Trump nello Stato ebraico, per “celebrare” personalmente quello che sarebbe il successo del suo piano di pace, come rivelato dal sito israeliano Ynet.
I colloqui, mediati anche dai capi dei servizi segreti egiziani e turchi e dal premier del Qatar, si concentrano sul rilascio dei restanti 48 ostaggi israeliani in cambio di circa 2 mila prigionieri palestinesi, oltre a un parziale ritiro delle truppe israeliane da Gaza. Le questioni più complesse, come il disarmo di Hamas e la gestione postbellica della Striscia, verranno affrontate in cicli successivi. Hamas ha avanzato anche richieste spinose, come l’inclusione nelle liste di scambio dei corpi dei leader uccisi Yahya e Muhammad Sinwar, oltre al rilascio di figure di spicco come Marwan Barghouti e Ahmad Saadat, richieste che il premier Netanyahu non intenderebbe accogliere, secondo l’emittente israeliana Channel 14.
Mentre la diplomazia è al lavoro, l’attenzione si è spostata anche sul mare: la cosiddetta “Flotilla bis”, diretta a Gaza per forzare il blocco israeliano e trasportare aiuti, è stata intercettata e bloccata. A bordo erano presenti anche nove cittadini italiani. Le autorità israeliane hanno subito rassicurato: “Stanno tutti bene e saranno espulsi tempestivamente”.
L’episodio ha immediatamente riacceso la mobilitazione di piazza in Italia, con nuovi cortei in favore della Flotilla e della Palestina svoltisi oggi a Roma, Milano e in altre città. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato che si stanno “valutando misure per migliorare la sicurezza” in relazione a queste manifestazioni.
Parallelamente ai negoziati di Sharm el-Sheikh, la comunità internazionale si prepara al “dopo-guerra”. È prevista per domani a Parigi una riunione a livello di ministri degli Esteri di Paesi europei e arabi, tra cui l’Italia con Antonio Tajani, per coordinare azioni congiunte a supporto del piano USA e discutere della transizione postbellica nella Striscia di Gaza.