Sono tornate in vigore le sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran, a dieci anni dall’accordo sul nucleare del 2015. L’intesa, voluta dall’amministrazione Obama e successivamente revocata da Donald Trump, aveva precedentemente allentato la pressione sul regime di Teheran. Il fallimento dei recenti negoziati diplomatici, nonostante gli sforzi di Stati Uniti ed Europa, ha portato al ripristino delle severe misure restrittive. In una nota congiunta, i ministri degli Esteri di Francia, Regno Unito e Germania hanno esortato Teheran a “evitare azioni di escalation”. I tre paesi, pur confermando il ritorno delle sanzioni, hanno ribadito che “il ripristino delle sanzioni non significa la fine della diplomazia”.
L’Iran non cederà alle pressioni internazionali sul suo programma nucleare, nonostante il ripristino delle sanzioni ONU. È il messaggio chiaro lanciato dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un annuncio che arriva mentre l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha confermato la ripresa delle ispezioni nei siti nucleari iraniani.
La decisione di Teheran di richiamare per consultazioni gli ambasciatori da Germania, Francia e Regno Unito segna un ulteriore inasprimento delle tensioni. La mossa è una risposta diretta all’attivazione del “meccanismo di snapback” da parte dei tre Paesi europei, che ha ripristinato automaticamente le sanzioni internazionali revocate dopo l’accordo nucleare del 2015.
La reintroduzione delle sanzioni, che torneranno in vigore a mezzanotte, è stata possibile dopo il voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha respinto la mozione di Russia e Cina per prorogare l’alleggerimento delle misure. Nonostante il risultato, Mosca ha già fatto sapere di considerare il ripristino delle sanzioni “nullo” e ha lasciato intendere che non le applicherà.
Nel frattempo, il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha usato i social media per accusare gli Stati Uniti di non mantenere le promesse e di ricorrere a “minacce militari”. “Non possiamo negoziare e fare accordi con una controparte del genere”, ha scritto Khamenei, ribadendo la diffidenza di Teheran verso Washington.
Nonostante la crisi nucleare, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso una posizione sorprendente riguardo al conflitto a Gaza. A margine dell’Assemblea ONU, Pezeshkian ha dichiarato di sostenere qualsiasi accordo di cessate il fuoco, affermando che il suo governo appoggerà “con tutto il cuore” ogni iniziativa che possa “salvare vite umane e impedire che donne e bambini soffrano la fame”. Un’apertura che arriva dopo che il presidente statunitense Donald Trump si era detto ottimista riguardo a un accordo.