Resta alta nel 2016 la sfiducia dei cittadini verso i partiti. Lo rileva l’Istat, che in un rapporto registra un voto medio pari a 2,5. Insufficienza anche per Parlamento (3,7), Consigli regionali, provinciali e comunali (3,9) e sistema giudiziario (4,3). Superano la sufficienza solo vigili del fuoco e forze dell’ordine, con un voto medio di 7,2. L’Istat registra inoltre le forti differenze di benessere tra le aree del Paese, al Sud il reddito delle famiglie e’ -37% rispetto al Nord. Inoltre, le disuguaglianze di reddito restano al top degli ultimi 10 anni.
E’ ancora bassa la fiducia dei cittadini nelle istituzioni mentre si registrano sempre più donne nei luoghi decisionali: è quanto evidenzia l’Istat nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, alla quarta edizione. Malgrado l’inversione di tendenza rispetto al 2015, resta alta nel 2016 la sfiducia dei cittadini nei confronti di partiti (voto medio 2,5), Parlamento (3,7), Consigli regionali, provinciali e comunali (voto medio 3,9), e nel Sistema giudiziario (4,3). La valutazione è superiore alla sufficienza solo per Vigili del fuoco e Forze dell’ordine, che insieme registrano un voto medio di 7,2, in aumento rispetto al 7,0 dell’anno precedente. Migliora la rappresentanza femminile negli organi legislativi ed esecutivi delle istituzioni europee e nazionali, gli indicatori mostrano infatti un andamento positivo sia per l’Europa nel suo complesso, sia per l’Italia. Nel 2016, la rappresentanza italiana femminile nel Parlamento europeo tocca il 37%, nel 2009 era del 35%. Considerando i Parlamenti nazionali dei paesi dell’Ue, la media generale passa dal 24% nel 2009 al 29% nel 2016. L’Italia supera la quota del 30% di donne elette, registrando un significativo aumento rispetto al 2009 (più 10 punti). Quanto ai Governi regionali, laddove presenti in Europa, la presenza femminile è passata dal 30% del 2009 al 33% del 2016; in Italia l’aumento è stato ancora più deciso, dall’11% al 18%.
ontinua a crescere a ritmo sostenuto la quota di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. A ottobre 2016, le donne presenti negli organi decisionali sono in media il 13,3% (erano il 12% nel 2013). Questi cambiamenti sono stati favoriti dalle leggi varate negli ultimi anni con l’obiettivo di ridurre il gender gap nelle istituzioni economiche e politiche a tutti i livelli di governo. Nonostante i progressi conseguiti, l’Italia è tuttora lontana dal raggiungere i risultati di altri paesi europei.
Permangono “forti” nel Paese le differenze territoriali nei livelli di benessere economico. Nel Mezzogiorno il reddito medio disponibile (pro-capite) delle famiglie consumatrici è il 63% di quello delle famiglie residenti nel Nord ed è maggiore la disuguaglianza del reddito. Lo rileva l’Istat nel “Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2016”. Il Mezzogiorno, spiega l’Istituto, è anche l’area del Paese con i livelli di povertà più elevati: il rischio di povertà coinvolge il 34% dei residenti, una quota tripla rispetto al Nord. Le differenze territoriali si attenuano se si considera l’indicatore di povertà assoluta che tiene conto delle differenze nei prezzi praticati sul territorio e si attesta intorno al 10% nel Mezzogiorno e al 6,7% nel Nord.