TEMPO FINO AL 17 MARZO. DA NOZZE COLOSSO DA OLTRE 240 MLD DLR.
Kraft Heinz ha presentato un’offerta per l’acquisizione dell’inglese Unilever, ma e’ stata rifiutata. Le trattative andranno avanti fino al 17 marzo. Dall’ unione di Kraft Heinz e Unilever nascerebbe un colosso da piu’ di 240 miliardi di dollari. Unilever, in volata in Borsa con le nozze, ha una capitalizzazione di mercato da 136,4 miliardi di dollari. Kraft Heinz vale 112 miliardi di dollari.
Due dei più grandi produttori al mondo di beni al consumo si preparano a una potenziale battaglia. L’anglo-olandese Unilever non ha accettato un’offerta di acquisto per 143 miliardi di dollari da parte dell’americana Kraft Heinz, il colosso nato nel 2015 e controllato da Warren Buffett e 3G Capital. L’uomo a capo della conglomerata Berkshire Hathaway e il fondo brasiliano sperano di sfruttare il calo della sterlina dovuto alla Brexit, cosa che rende asset britannici più abbordabili agli occhi di acquirenti non britannici con a disposizione ricche risorse. Se mai verrà realizzata, sarebbe la seconda operazione di M&A della storia dopo l’acquisto da parte di Vodafone della tedesca Mannesmann per 183 miliardi di dollari; era il 2000. Un accordo porterebbe sotto lo stesso tetto i prodotti di Unilever come i saponi Dove e le minestre Knorr e quelli di Kraft come il formaggio da spalmare Philadelphia e i biscotti Plasmon.
Kraft ha messo sul piatto 50 dollari in contanti e azioni, un premio del 18% rispetto al valore del titolo Unilever del giorno precedente alla conferma dell’offerta fatta. Unilever ha risposto dicendo che quanto proposto “sottovaluta di gran lunga” il gruppo, che “ha rifiutato l’offerta perché non vede alcun senso, né finanziario né strategico”, per i suoi soci. Anche per questo l’azienda anglo-olandese non crede che ci siano le basi per “discussioni ulteriori”. Kraft la pensa diversamente: la sua offerta è “completa” e volta a unire due gruppi “con una missione di crescita di lungo termine”. Il gruppo ha spiegato che “anche se Unilever non ha accettato la proposta, siamo impazienti di lavorare per raggiungere un accordo sui termini di una transazione”. Kraft ha precisato però che non c’è alcuna certezza che una offerta formale sia fatta al consiglio di amministrazione di Unilever. In base alle legge del Regno Unito, Kraft Heinz ha tempo fino al 17 marzo per presentare una offerta; se non lo farà, non potrà avvicinarsi a Unilver per sei mesi.
L’operazione avrebbe senso: Kraft genera i suoi profitti soprattutto in Usa mentre Unilver è più esposta ai mercati emergenti (dove genera il 58% dei ricavi). Gli ostacoli tuttavia sono molteplici, a cominciare da quelli antitrust. Ci sono poi quelli politici: per il momento i governi di Regno Unito e Olanda non si sono pronunciati ma le avance di Kraft arrivano in un anno in cui ci saranno le elezioni in Olanda, dove Unilver ha radici profonde. Anche la struttura organizzativa di Unilver complica il quadro: ha quartieri generali sia a Londra sia ad Amsterdam, le città dove l’azienda è per altro quotata. A Buffett e 3G Capital, impegnati in una riduzione enorme dei costi in Kraft, non resta che alzare l’offerta. Due fattori portano a credere che questo scenario sia possibile: l’oracolo di Omaha e il fondo brasiliano potrebbero iniettare nuovi capitali nel gruppo, che dal 2013 ha raddoppiato i margini operativi lordi proprio grazie alla riduzione dei costi. Mentre Kraft vola al Nasdaq (+7,4%) e Unilever fa altrettando al Nyse (+12,4%), Mondelez International soffre sul listino tecnologico Usa (-1,5%): era vista come una potenziale preda di Kraft. Nello stesso comparto, vari gruppi americani hanno deluso i loro azionisti: nel giorno della notizia del tentato merger, General Mills (-3%) ha abbassato le stime per l’anno fiscale; Campbell Soup (-6,6%) ha chiuso un trimestre deludente e J.M. Smucker (-3,6%) si aspetta un futuro peggiore.