La Lombardia insiste e chiede il via libera del governo per poter riprendere le attivita’ produttive a partire dal 4 maggio, sempre tenendo conto della distanza di un metro tra le persone, dell’obbligo della mascherina per tutti, dell’obbligo di smart working per le attivita’ che lo possono prevedere e dei test sierologici, che inizieranno dal 21 aprile. Intanto il Piemonte va verso l’obbligo di mascherine, ne ha acquistate 5 milioni ma dovra’ prima distribuirle. Orari differenziati d’ingresso e uscita per uffici pubblici e aziende per riorganizzare i trasporti pubblici: è una delle ipotesi cui sta lavorando il governo in vista del 3 maggio con la task force guidata da Colao.
Da una parte la Lombardia che spinge per poter ripartire gia’ dal 4 maggio, seguendo la ‘regola’ delle 4D (distanziamento, dispositivi, digitalizzazione e diagnosi). Dall’altra il governo che cerca di velocizzare ogni iniziativa per arrivare pronto alla ‘fase 2′ a partire dagli spostamenti dei lavoratori. Ma frena sulla fuga in avanti della Regione guidata da Attilio Fontana: si tratta di “un errore” dice il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni indicando piuttosto la necessita’ di “4 C calma, coerenza, coscienza e criterio”.
Per consentire le riaperture bisognera’ essere attrezzati su piu’ fronti, quello dei test sierologici e dei tamponi, per prevenire nuovi focolai, o quello dei dispositivi di protezione, a partire dalle mascherine: ma soprattutto, per la tasck force guidata da Vittorio Colao, c’è la riorganizzazione del sistema dei trasporti pubblici, per ridurre al minimo il rischio contagio. Tra le soluzioni gia’ al vaglio di ministeri e enti locali quella di incrementare il personale, anche sugli autobus in citta’, per “evitare” la salita su mezzi che abbiano gia’ raggiunto la capienza massima consentita (attualmente fissata a circa la meta’ dei soli posti a sedere). Poi il controllo potrebbe essere affidato a una app conta-persone.
Il Comitato tecnico scientifico ha intanto validato le caratteristiche che dovranno avere i test sierologici (da fare con prelievo del sangue e non con la puntura sul dito). E ha dettato dei prerequisiti per la ripartenza: non solo essere in grado di prevenire la circolazione del virus ma anche di garantire la massima sicurezza sia per chi lavora nell’industria sia nei contesti commerciali o familiari. Un criterio per la ripresa delle attivita’, ha spiegato il vicepresidente dell’Oms e componente del comitato Ranieri Guerra, deve essere la capacita’ di garantire le distanze all’interno di stabilimenti e uffici mentre il numero di mascherine da assegnare a ogni lavoratore dipendera’ dalle mansioni.
Si sta riflettendo sulle regole per lo smart working che potrebbe essere reso “obbligatorio” in tutte quelle realta’ che ne permettano il ricorso, almeno per il perdurare dello stato di emergenza. Anche lasciare piu’ persone a lavorare da casa, infatti, rientra nella strategia per evitare le “ore di punta” sui mezzi pubblici che dovrebbero comunque essere potenziati, aumentando le corse. Ma andranno ripensati anche gli orari di lavoro, differenziati per categorie: “Non possiamo piu’ immaginare che milioni di persone si muovano tra le 7.30 e le 8.30 del mattino” ha detto il ministro Paola De Micheli. Per il momento si stanno comunque valutando le riaperture anticipate, magari gia’ alla prossima settimana, solo di alcune attività.
“La richiesta della Lombardia di avere il via libera alle attivita’ produttive a partire dal 4 maggio e’ un errore. Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende sulla base di quali dati – di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza. Sostituirei le D della Regione con 4 C: calma, coerenza, coscienza e criterio”. Lo dice il viceministro al Mise e deputato M5S lombardo Stefano Buffagni.