Sabato l’intervento del ministro russo al congresso di Democrazia Sovrana e Popolare. Calenda attacca: «Atto ignobile». Picierno: «Complicità morale»
Il Cremlino sbarca all’Hotel Ergife. L’annuncio del congresso nazionale di Democrazia Sovrana e Popolare (DSP) accende una miccia destinata a far esplodere il dibattito politico nelle prossime ore: sabato pomeriggio, in collegamento video, interverrà il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Il braccio destro di Vladimir Putin sarà l’ospite d’onore di una kermesse che punta a riunire le forze internazionali contrarie all’attuale linea europea sulla guerra in Ucraina.
Non ci sarà solo Lavrov. Secondo quanto annunciato dai leader del movimento, Marco Rizzo e Francesco Toscano, all’evento romano parteciperanno in presenza figure chiave della diplomazia russa e del mondo “anti-establishment”:
- Alexej Paramonov: ambasciatore della Federazione Russa in Italia.
- Lubos Blaha: europarlamentare slovacco del partito Smer (lo stesso del premier Robert Fico).
- Joe Hoft: ideologo trumpiano e fondatore del controverso portale The Gateway Pundit.
«Per la prima volta – rivendicano Rizzo e Toscano – ci sarà una rappresentanza di chi vuole costruire un’alternativa fondata sulla sovranità e la pace».
L’invito a Lavrov ha scatenato una reazione immediata e durissima da parte dei partiti dell’area atlantista ed europeista. La vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno (PD), parla apertamente di «atto di complicità politica e morale con un regime aggressore», accusando il partito di Rizzo di offrire una «piattaforma di propaganda al Cremlino».
Ancor più tranchant il leader di Azione, Carlo Calenda: «Invitare chi minaccia militarmente l’Europa da quattro anni è un atto ignobile. È quella che una volta si chiamava ‘intelligenza con lo straniero’».
Dello stesso tenore il commento di Riccardo Magi (+Europa), che bolla l’iniziativa come un ossimoro politico: «Rizzo non parli di pace mentre dà spazio agli artefici di un’invasione imperialista in cui lo stesso Putin si è ormai incartato».
Marco Rizzo respinge le accuse al mittente, lanciando una stoccata ai grandi media: «Noi non siamo il Corriere della Sera», dice riferendosi alle recenti frizioni tra il quotidiano e Mosca. «Ascolteremo tutti, russi e americani, senza condizionamenti».
L’obiettivo dichiarato del leader di DSP è quello di smarcarsi da quello che definisce il «blocco sanzionista e devoto alla guerra» che, a suo dire, accomunerebbe l’intero arco parlamentare, da Fratelli d’Italia al PD, fino a Lega e M5S. L’auspicio di Rizzo è che entro sabato possa arrivare un segnale di tregua, ma per ora l’unico segnale che arriva dall’Ergife è quello di una profonda spaccatura interna al Paese sul ruolo della diplomazia russa in Italia.