Sergio Mattarella visita il campo di concentramento di Auschwitz: “Milioni di cittadini assassinati da un regime sanguinario come quello nazista, che con la complicità dei regimi fascisti europei si macchiò di un crimine che non può conoscere né oblio né perdono”. Il capo dello Stato mette in guardia: “L’odio, il pregiudizio e il razzismo sono in agguato. Nessuno evada il monito dell’Olocausto”. Poi lancia un appello agli studenti presenti: “Trasmettete la memoria della Shoah”.
“Milioni di cittadini furono assassinati da un regime sanguinario come quello nazista che, con la complicità dei regimi fascisti europei, che consegnarono propri concittadini ai carnefici, si macchiò di un crimine atroce contro l’umanità. Un crimine che non può conoscere né oblio né perdono”. Sergio Mattarella parla ai deicimila ragazzi arrivati da tutto il mondo per la “marcia dei vivi” ad Auschwitz. “In quattro anni, dal 1941 al 1945, in questo complesso furono assassinate centinaia di migliaia di persone, ben oltre un milione, in ragione della propria appartenenza a una fede, a una cultura, in ragione delle loro convinzioni o della loro condizione”, ricorda il capo dello Stato che nella visita al museo “dell’orrore inimmaginabile” è stato accompagnato da due sopravvissute, Andra e Tatiana Bucci, internate a Birkenau quando avevano 4 e 6 anni. “Siamo state fortunate” dicono a Mattarella e ai ragazzi di tre licei italiani che le hanno seguite in questo viaggio nella memoria. “Della nostra famiglia siamo stati portati qui in 13”, ne usciranno vivi in 4. Qui ad Auschwitz furono internati 232mila bambini ma solo 7.500 sono sopravvissuti.
“Per me venire qui è come visitare il cimitero di famiglia”, dice Tatiana Bucci, “ma vedere tutta questa gioventù mi ha convinto, mentre giravo per il campo non riuscivo a parlare, piangevo. Sono tornata qui per la prima volta negli anni 90, prima non parlavamo noi sopravvissuti, non ci volevano ascoltare e noi non volevamo parlare di quello che avevamo vissuto”. “Nei campi nazisti, oltre a milioni di ebrei, bersaglio di quella disumana macchina di orrore, anche oppositori politici, sinti, rom, disabili, omosessuali trovarono la morte nelle camere a gas, o per il freddo, la fatica, la fame e le malattie o, ancora, perché vittime di esperimenti criminali”, dice Mattarella. “Ho studiato tutto questo molto a lungo ed è impressionante ma vederlo è un’altra cosa. E’ già straziante leggere e vedere nei video le testimonianze, ma vederlo è un’altra cosa, dà la misura dell’inimmaginabile”, ha detto il Presidente durante la visita al museo. “Vedere quelle scarpe, vedere quelle scarpette dei bambini, dei neonati sono cose inimmaginabili – ha ribadito, aggiungendo – e bisogna continuare a ricordare perchè quello che vediamo è una piccola parte”. “Cittadini innocenti di ogni parte d’Europa furono tradotti bestialmente a questo luogo di morte. Un immenso cimitero senza tombe. Possiamo recarci al Muro della Morte ma, se pensiamo alle vittime, dobbiamo alzare lo sguardo ben oltre”.
Mattarella ricorda che “tra l’autunno del 1943 e gli ultimi mesi del 1944, anche migliaia di italiani furono deportati qui dall’Italia. Per la quasi totalità di loro fu un viaggio senza ritorno”. “La cosa che dovete fare è trasmettere anche voi, a vostra volta, la memoria. Dovete trasmetterla anche voi a chi verrà dopo”. Ricordare “è dimensione di impegno. È dimostrazione che, contro gli araldi dell’oblio, la memoria vince. Per affermare l’orgoglio di voler essere ‘persone umane’. Per ripetere – e ribadire – ‘mai più'”.
Oggi più che mai infatti secondo il presidente della Repubblica mentre vediamo “riproporsi temi e argomenti che avvelenarono la stagione degli anni ’30 del secolo scorso con l’infuriare dell’aggressione russa all’Ucraina, la Memoria dell’Olocausto rimane un monito perenne che non può essere evaso. L’odio, il pregiudizio, il razzismo, l’estremismo, l’antisemitismo, l’indifferenza, il delirio, la volontà di potenza sono in agguato, sfidano in permanenza la coscienza delle persone e dei popoli” e per questo “non può essere ammesso nessun cedimento alle manifestazioni di intolleranza e di violenza, nessun arretramento nella tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, base del nostro convivere pacifico. Chi aggredisce l’ordine internazionale fondato su questi principi deve sapere che i popoli liberi sono e saranno uniti e determinati nel difenderli”. “Abbiamo bisogno di coesione da tutte le parti – dice Tatiana Bucci -, dobbiamo essere pronti ad accettare il diverso, è insopportabile che il nostro Mediterraneo sia diventato un cimitero”.
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