Scoppia la polemica sulla risposta data dalla premier Giorgia Meloni a un attivista pro-Palestina. Mercoledì scorso, a Milano, un uomo ha intercettato la presidente del Consiglio all’uscita di un concerto, chiedendole, “come madre”, un commento sul “genocidio in Palestina”. La premier, ripresa in un video, ha replicato in modo concitato: “Sul genocidio palestinese ci lavoro ogni giorno. Noi siamo la nazione al mondo che ha liberato più bambini, se fosse preparato lo saprebbe, perché la pace non si fa così”.
L’episodio ha acceso un dibattito politico già teso dopo l’annuncio del piano di occupazione di Gaza City da parte del governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Le opposizioni, guidate da Elly Schlein e Giuseppe Conte, hanno criticato duramente il silenzio del governo italiano, accusandolo di “complicità”.
Schlein ha esortato il governo a prendere provvedimenti concreti: “Di fronte al piano criminale di Netanyahu, non potete rimanere fermi. Le sanzioni, l’embargo totale alle armi, la sospensione degli accordi di cooperazione con Israele e l’immediato riconoscimento della Palestina sono segnali che vanno dati subito. L’inerzia non è un’opzione, è complicità”.
Conte ha rincarato la dose, definendo la situazione “una follia che avanza senza freni” e accusando il governo di “non avere nemmeno un briciolo di umanità” nei suoi silenzi. Il leader del M5S ha ricordato come l’esecutivo abbia finora offerto “copertura politica” a Israele, senza comminare “mezza sanzione” o “stracciare le intese militari”.
Dalle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, i capigruppo del Movimento 5 Stelle hanno parlato di “pazzi criminali” e “macellai” come Netanyahu, paventando “una strage completa, uno sterminio”. Anche Angelo Bonelli (Avs) ha chiesto l’interruzione di ogni collaborazione militare e commerciale con Israele e il deferimento di Netanyahu alla Corte Penale Internazionale.
Nel coro di critiche si inseriscono anche Giuseppe Provenzano (Pd) e Riccardo Magi (+Europa), che chiedono che l’Italia si unisca alla comunità internazionale per fermare un piano definito “folle” e “un crimine contro l’umanità”.