Il governo israeliano ha approvato un piano per l’occupazione di Gaza City, innescando un’ondata di condanne internazionali. Dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dal Regno Unito al mondo arabo, la richiesta unanime a Israele è quella di fermare immediatamente i suoi propositi. Il piano prevede di conquistare la città entro il 7 ottobre, data del secondo anniversario del massacro di Hamas, e di sfollare un milione di residenti. Le forze di difesa israeliane (IDF) si sono opposte al piano, definendolo “molto complesso”.
La decisione ha avuto ripercussioni immediate. La Germania, storico alleato di Israele, ha sospeso le forniture di armi destinate all’offensiva a Gaza, una mossa senza precedenti che è stata accolta con “delusione” dal governo di Benjamin Netanyahu. Anche il Belgio ha convocato l’ambasciatore israeliano per esprimere la sua “totale disapprovazione”.
L’Alto commissario per i diritti umani dell’ONU, Volker Turk, ha espresso una ferma condanna, rafforzata dall’appello del segretario generale, Antonio Guterres, per un urgente cessate il fuoco. Le reazioni di apprensione si sono diffuse anche in Europa, con i vertici dell’UE, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, che hanno esortato Netanyahu a “riconsiderare” i suoi passi. Costa ha avvertito che l’operazione potrebbe avere “conseguenze” nei rapporti con l’Europa.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà domani per una riunione d’emergenza, mentre in Italia il governo Meloni, attraverso le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha assicurato che Roma si oppone all’occupazione. Le forze di opposizione, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, hanno invece chiesto un taglio netto e criticano la “complicità” dell’esecutivo.
Nonostante la crescente pressione internazionale, Israele sembra intenzionato a proseguire il piano. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che “né sanzioni né critiche” fermeranno lo Stato ebraico. Nel frattempo, la fazione islamica Hamas ha avvertito che l’operazione “non sarà un picnic”.
Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha denunciato il piano come “un crimine a pieno titolo”, destinato a provocare una “catastrofe umanitaria senza precedenti”. Ha anche lanciato un appello a Donald Trump, rimasto finora in silenzio, affinché “fermi Netanyahu e sostenga una soluzione di pace permanente”.