LE TRUPPE SIRIANE VERSO LA RICONQUISTA DELL’ENCLAVE RIBELLE
Quasi 11.000 persone hanno gia’ lasciato Ghuta Est approfittando di una pausa umanitaria e il flusso di persone continua. Cosi’ il portavoce del Centro russo per la riconciliazione in Siria Vladimir Zolotukhin. E’ il piu’ grande esodo dall’enclave ancora in parte controllata dagli insorti dove continua l’avanzata delle truppe governative siriane dopo massicci bombardamenti che dal 18 febbraio hanno provocato circa 1.200 morti, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).
Più di 30 mila civili sono fuggiti nelle ultime 24 ore dai bombardamenti turchi sulla città curda di Afrin, nella Siria nord-occidentale, per timore di restare completamente sotto assedio. Lo ha fatto sapere oggi l’Osservatorio siriano per i diritti umani. I civili si sono rifugiati nelle città di Nobol e Zahra, controllate dal regime siriano di Bashar al-Assad. La città di Afrin, vicino al confine turco, è stretta d’assedio dall’esercito di Ankara, impegnato dal 20 gennaio in un’offensiva militare per scacciare i miliziani curdo-siriani considerati “terroristi” dalla Turchia.
La Russia è “complice” delle atrocità del regime del presidente siriano Bashar al Assad che ha scelto “volontariamente” di violare il cessate il fuoco a Ghouta est, area periferica di Damasco controllata dai ribelli. Lo ha detto Dana White, portavoce del dipartimento della Difesa Usa, dopo che il regime ha iniziato una vasta offensiva con la quale è riuscito a riprendere il controllo sulla maggior parte dell’area. I bombardamenti hanno ucciso centinaia di persone e non rispettano la richiesta di cessate il fuoco delle Nazioni Unite. “La Russia ha fatto una scelta volontaria di non fermare il regime di Assad, nonostante la strage a Ghouta est continu. La Russia è moralmente complice e responsabile delle atrocità di Assad”, ha continuato la portavoce del Pentagono. “Chiediamo alla Russia di costringere il regime di Assad a smetterla di uccidere i cittadini siriani innocenti e di permettere ai tanti aiuti umanitari necessari di arrivare alle popolazioni che vivono nell’area est di Ghouta e in alte zone periferiche”, continua White. L’attacco a Ghouta ha ucciso 1.250 civili, un quinto dei quali sono bambini.
Stupro, mutilazioni genitali e altre violenze sessuali sono stati usati sistematicamente contro i civili nel conflitto siriano. E’ quanto denunciano gli investigatori dell’Onu, stimando in migliaia il numero delle vittime. La Commissione d’inchiesta sulla Siria afferma che le forze di sicurezza governative hanno commesso crimini contro l’umanità, abusando sessualmente di ragazze, donne, ragazzi e uomini. Lo stupro è stato anche ampiamente praticato anche nelle prigioni in tutto il Paese, afferma il rapporto, che si basa su 450 interviste con sopravvissuti, ex militari, medici, avvocati e altre fonti. Lo Stato Islamico, invece, all’apice della propria autorità sulle zone occupate, praticava la lapidazione a morte su donne e ragazze accusate di adulterio e organizzava matrimoni forzati con i propri combattenti. L’Is ha anche preso di mira gli omosessuali, commettendo contro di loro autentiche “persecuzioni” come denuncia Hanny Megally, membro egiziano della Commissione d’inchiesta. Responsabili di stupri e violenze sessuali sono stati anche i gruppi armati dell’opposizione siriana, anche se nel loro caso le violenze sono state “considerevolmente meno frequenti” rispetto a quelle commesse dalle forze governative, affermano gli investigatori dell’Onu.