Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nella lettera d’invito ai 28 al vertice della Valletta sottolinea che l’emergenza migranti ha raggiunto flussi record. ‘La situazione richiede un’azione urgente e immediata, con e attorno alla Libia. I flussi sono a un livello record’. Forte disappunto dalla Marina libica: ‘Questo tema deve essere discusso con il governo libico: non puo’ essere che gli europei decidono e la Libia attua le loro decisioni. Non vogliamo essere i gendarmi dell’Europa nel Mediterraneo’. Tusk e’ anche intervenuto su Trump sostenendo che ‘mette l’Unione europea in una situazione difficile, con la nuova Amministrazione che sembra rimettere in questione gli ultimi 70 anni di politica estera americana.
La “La situazione sul terreno richiede un’azione urgente e immediata, con e attorno alla Libia, da cui parte la maggior parte dei migranti” nella regione centro-mediterranea e i cui “flussi sono a un livello record”. Cosi’ il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ai 28 nella lettera d’invito al vertice della Valletta. “Gli sforzi per stabilizzare la Libia sono ora piu’ importanti che mai”, e occorre “aiutare le autorita’ libiche a fornire strutture di ricezione adeguate sul loro territorio”.
L’ amministrazione degli Stati Uniti e’ tra le minacce esterne verso l’Unione europea, insieme a Russia, Cina e Islam radicale, ha poi affermato il presidente del Consiglio europeo DonaldTusk in una lettera ai 27 leader dell’Unione europea in vista di Malta vertice. “La prima minaccia, una esterna, e’ legato alla nuova situazione geopolitica nel mondo e in Europa. Una sempre piu’, chiamiamola cosi’, assertiva Cina, soprattutto sui mari; la politica aggressiva della Russia nei confronti dell’Ucraina e i suoi vicini; le guerre, il terrore e l’anarchia in Medio Oriente e in Africa, con l’Islam radicale che gioca un ruolo importante, cosi’ come le dichiarazioni preoccupanti dalla nuova amministrazione americana, rendono il nostro futuro altamente imprevedibile”. Secondo Tusk, la nuova amministrazione Usa sembra “mettere in discussione gli ultimi 70 anni della politica estera americana”.