Militari italiani in Libia per costruire un ospedale a Misurata, non per fare la guerra. ”Non andremo certo li’ a fare altre cose, sarebbe un affronto al Parlamento”, dice il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Un contingente di 300 italiani e’ pronto a partire per la missione ‘Ippocrate’. Sullo sfondo le tensioni che dilaniano il Paese nordafricano dopo il blitz del generale Khalifa Haftar nell’area della Mezzaluna petrolifera.
Le commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera hanno approvato una risoluzione a favore della missione umanitaria che prevede l’invio di un ospedale militare italiano e di paracadutisti nella citta’ libica di Misurata. Hanno votato a favore i parlamentari della maggioranza e quelli di Forza Italia. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha annunciato il lancio dell’operazione “Ippocrate“, che prevede lo schieramento a Misurata di una struttura medica da campo con 300 unita’, di cui 100 adibite alla protezione dell’ospedale da campo.
Si chiama ‘IPPOCRATE‘ la missione con cui il Governo ha deciso di rispondere alla richiesta di sostegno medico all’ospedale di Misurata – stremata dall’offensiva contro Daesh – da parte del governo di Tripoli a inizio agosto. Il quotidiano ‘Repubblica’ aveva scritto che oltre a medici e infermieri saranno mobilitati anche “200 paracadutisti del 186esimo reggimento della Folgore”. Ieri, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro Roberta Pinotti – insieme al ministro degli Esteri Gentiloni – ha dato i dettagli di questa operazione, a cui manca ancora l’ok da parte del Parlamento: un ospedale da campo in cui lavoreranno in sinergia con l’ospedale di Misurata 65 tra medici e infermieri, 135 unita’ per la funzione di supporto logistico generale e una ‘force protection’ di 100 unita’. Inoltre messi a disposizione un velivolo C27Je una nave dell’operazione ‘Mare sicuro’. Il Ministro ha tenuto a chiarire che nei giorni scorsi sono stati diffusi dalla stampa “numeri inesatti” sulla presenza del personale medico-militare, ma non ha fatto alcun riferimento ai “para’ della Folgore”, che quindi non vengono smentiti. Il portale di informazione ‘Lookout News’ ha fornito all’agenzia Dire un quadro dei possibili interessi strategici che spingono Roma a guardare a quel Paese. Il portale inizia osservando che e’ stato lo stesso Governo di unita’ nazionale (Gna) di Tripoli a richiedere il sostegno italiano, soprattutto a Misurata, quartier generale dell’Lna (Libya national army) che risponde agli ordini del generale Haftar. Peraltro nuclei dell’esercito italiano sono gia’ intervenuti in territorio libico negli ultimi mesi, partecipando “all’assalto alla roccaforte jihadista di Sirte. Roma ha scelto di seguire il modus operandi di Parigi e Londra- osserva Ln- con corpi scelti e poco clamore. La missione, come confermato dal Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), ha visto finora impiegati uomini del Reggimento Col Moschin, del gruppo operativo incursori del Comsubin, del gruppo intervento speciale dei carabinieri e incursori dell’aeronautica militare”.
Quindi, seppur con un basso profilo, l’Italia e’ gia’ parte delle potenze straniere che hanno deciso di sostenere ‘col ferro e col sangue’ il nuovo esecutivo Serraj. Come ha spiegato oggi Gentiloni, lo scopo dell’intervento italiano e’ sconfiggere Daesh e stabilizzare il Paese. Ma ce n’e anche un terzo, accennato oggi alle Commissioni riunite: riaprire al piu’ presto l’ambasciata a Tripoli, per consentire l’insediamento del nuovo ambasciatore Giuseppe Perrone. ‘Lookout News’ osserva ancora che la presenza istituzionale a Tripoli e’ una parte fondamentale della road map italiana in Libia, e per due motivi: “avere la possibilita’ di controllare alla fonte i flussi migratori diretti verso le coste italiane e scongiurare nuove tragedie umanitarie nel Mediterraneo” da un lato; “presidiare giacimenti, pozzi, pipeline, terminal portuali e piattaforme petrolifere gestiti dall’italiana Eni” dall’altro. “Quest’ultimo e’ lo stesso motivo per cui Francia e Regno Unito rispetto all’Italia guardano invece con interesse all’altro versante della Libia, la Cirenaica, dove soprattutto i francesi non hanno lesinato negli ultimi mesi investimenti militari e finanziari a sostegno della stabilizzazione della posizione del generale Haftar”. Torna a farsi sentire quindi il peso del petrolio, gia’ evidente nei fatti di ieri e l’altro ieri nella ‘mezzauna petrolifera’, dove le forze di Haftar hanno condotto un blitz per ottenere il controllo dei terminal di Es Sider, Ras Lanuf, Zuwaytina e Al-Brega. “Il ministero della Difesa del Gna ha dato incarico al ministro della Difesa Bhargati, ex ufficiale in passato agli ordini di Haftar, di preparare una controffensiva per riconquistare i porti. Mentre i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito in una dichiarazione congiunta hanno chiesto alle milizie della Cirenaica di ritirarsi dai siti petroliferi” aggiunge ‘Lookout News’ sulla vicenda, che conclude: “ufficialmente, la comunita’ internazionale si schiera compatta contro Haftar. Cio’ che conta in Libia e’ pero’ il petrolio. E in questa nuova fase del conflitto libico una delle poche certezze al momento e’ che nessuno degli attori in campo, al netto delle formali prese di posizione, perdera’ di vista questo obiettivo”.