Le tensioni sul riconoscimento dello Stato di Palestina raggiungono l’apice con uno sferzante scontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e l’ex leader statunitense Donald Trump, mentre Israele si trova nuovamente sotto i riflettori per la gestione degli aiuti a Gaza e le sue controverse affermazioni sulla carestia.
La decisione della Francia di riconoscere lo Stato palestinese alla prossima Assemblea Generale dell’ONU a settembre, diventando il 148° Paese a farlo, ha scatenato reazioni a catena. Il più diretto è stato Donald Trump che, interpellato sull’argomento prima di volare in Scozia, ha tagliato corto: “Quello che dice Macron non importa, non ha alcun peso”. Un commento che riecheggia le precedenti critiche mosse al capo dell’Eliseo.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha rincarato la dose su X, definendo la decisione francese “sconsiderata” e un “schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre”, sostenendo che alimenti la propaganda di Hamas e ostacoli la pace. Dal canto suo, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha ribadito che la soluzione a due Stati è “l’unica via per una pace duratura”.
Russia, Cina e Arabia Saudita hanno plaudito all’iniziativa di Parigi. Gli alleati più stretti di Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer, pur senza criticare apertamente, hanno ritenuto “prematuro” il riconoscimento. L’Italia, per bocca del ministro Antonio Tajani, lo condiziona al “riconoscimento da parte loro dello Stato di Israele”.
Mentre il dibattito politico infuria, la crisi umanitaria a Gaza rimane al centro dell’attenzione. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu continua a negare l’esistenza di una “carestia” nella Striscia, contrariamente alle denunce di ONU, ONG e numerose cancellerie. Ha tuttavia acconsentito a lanci aerei di cibo da parte di Paesi stranieri, una modalità già criticata da Hamas per la sua inefficacia e i rischi per i civili. “La Striscia di Gaza non ha bisogno di acrobazie aeree”, ha commentato Hamas, “ha bisogno di un corridoio umanitario aperto e di un flusso costante di camion di aiuti”.
Secondo i media locali, decine di migliaia di aiuti scaduti sarebbero stati distrutti dall’esercito israeliano, sollevando ulteriori interrogativi sulla gestione degli approvvigionamenti.
Dopo il fallimento dei colloqui indiretti con Hamas, Israele sta valutando “opzioni alternative” con gli alleati americani per il rilascio degli ostaggi e l’eliminazione di Hamas, considerato “un ostacolo al raggiungimento di un accordo”. Donald Trump ha commentato la situazione con un’affermazione lapidaria: Hamas “non voleva un accordo. Credo che voglia morire”. E ha aggiunto: “Siamo arrivati a un punto in cui si dovrà finire il lavoro”.