Andare al voto in tempo per evitare che scattino i vitalizi, ingiusti per i cittadini: cosi’ Renzi, che chiede anche di farsi sentire dall’Ue su vincoli di bilancio e austerity. Intanto l’incubo scissione agita il Pd, con Bersani che per la prima volta non la esclude. I dem indicano Morcellini all’Agcom e Saitta alla Corte dei conti.
I venti di scissione che agitano il Pd sono sempre più forti. Dopo la “guerra” aperta dichiarata da Massimo D’Alema, ad alimentarli arrivano le dichiarazioni di Pierluigi Bersani che oggi non ha escluso la possibilità di un abbandono. E il nuovo passo avanti di Michele Emiliano che – incurante per gli strali della maggioranza sui di lui domenica scorsa- ha aperto formalmente la raccolta on liner di firme per chiedere il congresso del Pd subito, prima di nuove elezioni indicandola come ultima siaggia “per ritrovare unità”. “Io non faccio nessuna minaccia, e non prendo neanche nessun impegno particolare”, ha detto Bersani a Radio 24, rispetto all’eventualità di un suo addio al Pd. “Dirò nei prossimi giorni – ha aggiunto l’ex segretario – quel che penso sia sensato per chiunque voglia bene al Pd e all’Italia. Dopo di che mi aspetto una risposta”.
Bersani è anche tornato a chiedere di celebrare il congresso prima delle elezioni, che dunque non dovrebbero tenersi in tempi brevi: “Penso – ha spiegato – che in tutti i partiti del mondo prima di andare alle elezioni che ci saranno, nel 2018, quando saranno, si fa il punto sul programma e la leadership. Ovunque. Quindi qui c’è una questione democratica, non solo per l’Italia anche per il Pd sennò la cosa diventerebbe veramente seria perchè saremmo l’inedito”. Renzi, per parte sua, non cambia road map. Le elezioni entro l’estate, con il congresso da celebrare nei tempi stabiliti, quindi a fine 2017, restano l’obiettivo del segretario Pd, tornato l’intera giornata al lavoro al Nazareno. Il leader non replica direttamente agli oppositori, limitandosi a una “stillettata” verso gli “addetti ai lavori”: in un post sul suo blog dedicato a Pompei (e pubblicato prima delle dichiarazioni di Bersani) l’ex premier nota come “si emozionino più per le leggi elettorali o le ricandidature”.
La linea affidata ai suoi fedelissimi è quella di non alzare i toni, nella convizione che alla fine la scissione non ci sarà. “Non credo, Bersani è una persona seria, spero che non lo faccia”, commenta in Transatlantico un renziano doc come David Ermini. “In una fase molto difficile – aggiunge Marco Donati, deputato aretino – serve unità del partito. Più che minacce serve responsabilità”. A destare forse qualche preoccupazione in più è l’iniziativa del governatore della Puglia. Emiliano ha lanciato stasera la raccolta di firme (ne servono 20 mila) per chiedere che il congresso si svolga prima delle elezioni politiche, attraverso un referendum aperto agli elettori. “Il Partito democratico – attacca Emiliano – è nato non per difendere gli interessi di pochi potenti contro gli interessi della collettività ma, al contrario, per dare voce e rappresentanza a chi da solo non conta niente e i cui interessi, sommati, costituiscono il bene comune. Quella parte di Italia si è trovata senza difese di fronte a un partito che è apparso più impegnato a risolvere i problemi di petrolieri, finanzieri, banchieri, che quelli degli italiani e delle italiane”. L’iniziativa di Emiliano è stigmatizzata dagli altri 19 segretari regionali del Pd che in una nota accusano: “Invitare alla divisione – scrivono in una nota – significa compiere ancora una volta il più clamoroso degli errori”.
Renzi, sostenuto anche da una lettera di 19 segretari regionali del partito, avverte che perdersi nelle “risse interne”, fa male al Pd e risulta incomprensibile agli elettori. “Per me – spiega con un sms alla trasmissione tv ‘Di Martedi” – votare nel 2017 o nel 2018 e’ lo stesso ma bisogna evitare che scattino i vitalizi perche’ sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo. E sara’ fondamentale farsi sentire con molta forza dall’Europa soprattutto sui vincoli di bilancio e l’austerity”. Sul suo blog scrive: “Capisco che gli addetti ai lavori si emozionino piu’ per le leggi elettorali o le ricandidature. Ma oggi il destino dell’Italia passa soprattutto da chi in silenzio-sta provando a cambiarla”.
“Se capisco che il Pd e’ stato oggetto di un golpe, e dunque di una appropriazione al di la’ delle regole della politica e della democrazia, e’ chiaro che non posso rimanere”. Lo dice il presidente della regione Puglia, MicheleEMILIANO, a Radio 24. Poi aggiunge: “Noi militanti, pero’, abbiamo il dovere di batterci fino all’ultimo perche’ la scissione non ci sia”. Anche se, prosegue, “il mio timore e’ che le due parti abbiano una reciproca convenienza alla scissione, soprattutto alla luce della nuova legge elettorale”.
“Ora quel che serve e’ una riflessione su cosa e’ successo e su cosa c’e’ da fare. Insomma, c’e’ un mondo in subbuglio con Trump e la Brexit, c’e’ un’Europa incerta e senza prospettive, c’e’ un Paese segnato da una profonda questione sociale e noi non possiamo restare inchiodati al se sia piu’ giusto consegnarci all’ingovernabilita’ sei mesi prima o sei mesi dopo”. Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex governatore campano Antonio Bassolino invita alla calma e all’unita, e avverte: “Se non avviamo tutti insieme questa riflessione, per noi, come partito, sara’ difficile evitare la terza sconfitta consecutiva”. Bassolino si dice preoccupato dall’agenda politica. “Bisogna rifarla. Prima vengono i problemi economici e sociali del Paese, poi il resto”, quindi “non possiamo che sostenere con forza il governo Gentiloni”.