La fragile tregua di 15 giorni nel Golfo Persico è collassata drasticamente. Meno di 24 ore dopo l’apertura temporanea, Donald Trump ha annunciato la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti e ha lanciato un ultimatum terrificante a Teheran. Mentre i negoziatori americani e iraniani si preparano a tornare a Islamabad domani sera per un nuovo, disperato round di trattative, il Presidente USA minaccia la distruzione totale delle infrastrutture civili iraniane in caso di mancato accordo entro mercoledì, allo scadere esatto del cessate il fuoco.
Con una serie di post incendiari su Truth Social, Trump ha scardinato la fragile diplomazia delle ultime ore, accusando i Pasdaran di aver violato il cessate il fuoco sparando contro navi europee (una francese e una mercantile britannica) nello Stretto. “Stiamo offrendo un accordo molto equo e ragionevole. Spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran. BASTA CON MR GENTILE!”.
Trump ha irriso l’annuncio iraniano di chiusura dello Stretto, definendolo “strano, perché il nostro blocco lo aveva già chiuso”. Secondo il Tycoon, Teheran “ci sta aiutando senza saperlo” e sono loro a rimetterci 500 milioni di dollari al giorno. Le navi si starebbero dirigendo verso i porti USA in Texas, Louisiana e Alaska per fare rifornimento.
Se l’accordo fallirà, Trump si è detto pronto a “fare ciò che deve essere fatto, e che avrebbe dovuto essere fatto da altri Presidenti negli ultimi 47 anni. È ORA CHE LA MACCHINA DI MORTE DELL’IRAN FINISCA!”.
Nonostante la retorica bellicosa, la via diplomatica non è ancora del tutto sbarrata. Domani sera, 21 aprile, i negoziatori delle due parti si ritroveranno a Islamabad. L’organizzazione della delegazione americana ha vissuto ore di caos:
Inizialmente Trump aveva dichiarato ad ABC News che il Vicepresidente JD Vance non avrebbe guidato la delegazione per “motivi di sicurezza”. Poche ore dopo, la Casa Bianca ha confermato alla CNN che Vance parteciperà, insieme all’inviato Steve Witkoff e al genero del Presidente, Jared Kushner, liquidando la contraddizione con un laconico: “Le cose sono cambiate”.
Fonti vicine al Secret Service spiegano che l’agenzia non vuole che Presidente e Vicepresidente si trovino contemporaneamente nello stesso luogo. Qualora Trump decidesse di recarsi in Pakistan in caso di accordo definitivo (per firmare una “dichiarazione congiunta” con il presidente iraniano), Vance dovrebbe rientrare negli USA prima.
La delegazione di Teheran, attesa per martedì, dovrebbe essere la stessa del primo round, guidata dal Ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Mentre Al Jazeera riferisce di un clima avvolto da “cauto ottimismo” ma anche da un crescente rischio di escalation militare, e Axios avverte che il conflitto potrebbe riprendere “entro pochi giorni”, la Turchia tenta la mediazione: il Ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, si è detto ottimista su una proroga della tregua, poiché “nessuno desidera una ripresa dei combattimenti nella regione”. Fidan ha aggiunto che “le questioni in discussione richiedono più tempo”.
L’Iran si aspetta per mercoledì l’annuncio di una proroga del cessate il fuoco, ma il Presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran difenderà i propri diritti e non rinuncerà al programma nucleare. Ghalibaf ha invece rivendicato che Washington avrebbe chiesto la tregua “perché eravamo in vantaggio sul campo”.
L’ultimatum di Trump trasforma i negoziati di Islamabad nell’ultima spiaggia per evitare una guerra totale. Il Presidente USA ha alzato la posta al massimo livello: o la resa totale di Teheran sul nucleare e sul controllo di Hormuz, o la distruzione sistematica del Paese. La Turchia spera nel tempo, ma la rigidità delle posizioni e la retorica di “Mr. Gentile” finito sembrano preludere al peggio se Islamabad non produrrà un miracolo diplomatico entro mercoledì.