La tensione politica e istituzionale sul Decreto Legge Sicurezza ha raggiunto il livello di guardia. Mentre le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sono paralizzate dall’ostruzionismo delle opposizioni, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è salito al Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Al centro del colloquio, durato circa un’ora, c’è l’Articolo 30 bis, la norma approvata dal Senato che introduce un contributo di 615 euro per gli avvocati che seguono pratiche di rimpatrio volontario assistito, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nel Paese d’origine.
Il Quirinale, pur non intervenendo direttamente nel lavoro del Parlamento, è un “attento osservatore” della vicenda. Fonti parlamentari e istituzionali confermano che il Capo dello Stato nutre serie riserve sulla costituzionalità dell’Articolo 30 bis, ritenuto lesivo del diritto alla difesa (minando l’indipendenza dell’avvocato, che avrebbe un interesse economico personale al rimpatrio del migrante) e del principio di eguaglianza.
Il capogruppo di FI, Enrico Costa, ha proposto di superare l’impasse attraverso un ordine del giorno (OdG) che impegni il Governo a un tavolo di trattativa con gli avvocati per definire le norme attuative e, successivamente, intervenire con una modifica normativa.
L’interpretazione affidata a un semplice OdG non sembra essere ritenuta sufficiente dal Colle per apporre la firma al provvedimento. Mattarella, al momento della conversione, dovrà valutare se il testo blindato dal Senato contenga norme palesemente incostituzionali che ne impediscano la promulgazione, respingendolo o firmandolo con riserva. La toppa prospettata dalla maggioranza, insomma, è considerata peggiore del buco.
Le opposizioni, forti delle indiscrezioni sulle perplessità del Colle, hanno intensificato il pressing, chiedendo la soppressione dell’articolo e, di fatto, il ritiro del decreto per riscriverlo. Elly Schlein (PD): La segretaria dem ha attaccato un “centrodestra in stato confusionale”, accusandolo di voler “costringere gli avvocati a farsi esecutori della volontà politica, minando il principio costituzionale del diritto alla difesa”. Ha ricordato a Meloni che gli avvocati difendono i diritti degli assistiti, “e non del governo di turno”.
Debora Serracchiani (PD): Ha definito la soluzione dell’OdG “irriguardoso”, un tentativo di “aggirare il problema rinviando tutto a future norme attuative”. L’unica via praticabile è la soppressione dell’articolo. Francesco Boccia (PD): Ha ribadito che l’OdG non basta perché “la norma sarebbe già entrata in vigore”, chiedendo “che questo decreto non venga convertito”.
Il Decreto Sicurezza, già blindato dalla fiducia al Senato, deve essere convertito in legge, pena la decadenza, entro il prossimo 25 aprile (sabato). La maggioranza, pur accusando le opposizioni di “ostruzionismo della minoranza di sinistra”, è consapevole dell’urgenza di trovare una soluzione tecnica che garantisca la firma del Presidente Mattarella senza far decadere l’intero pacchetto normativo (che include norme severe sui cortei e lo scudo agenti, pilastri della politica del Governo). L’incontro Mantovano-Mattarella conferma che Palazzo Chigi sta lavorando a una mediazione dell’ultima ora.