“La guerra ibrida c’è già, bisogna reagire altrimenti si soccombe”. Con queste parole, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lancia un chiaro avvertimento dopo la recente incursione di droni russi nello spazio aereo polacco. In un’intervista al “Corriere della Sera”, il ministro ha sottolineato come l’evento, seppur di portata limitata, rappresenti un segnale preoccupante e un “test” da parte di Mosca.
Secondo Crosetto, infatti, l’attacco fisico è solo una parte di un conflitto ben più vasto e sotterraneo che si combatte da anni: quello della guerra ibrida. Una minaccia invisibile ma estremamente pericolosa, fatta di disinformazione, fake news e attacchi hacker quotidiani, capaci di mettere in ginocchio un’intera nazione. “Siamo già in guerra e lo siamo già in un mondo che non si vede”, ha ribadito il ministro, evidenziando come la disinformazione russa sia così radicata da far credere ai cittadini che le perdite sul fronte ucraino siano minime, quando in realtà ammontano a “un milione”.
L’intrusione dei droni, ha spiegato Crosetto, rappresenta un evento senza precedenti in territorio europeo e della NATO. Più che un semplice errore o un’esercitazione, si è trattato di “un mix tra una provocazione e un test” per valutare le capacità di penetrazione delle armi russe e la reazione dell’Occidente. Una reazione, quella di Polonia e NATO, che il ministro ha definito “efficace”.
Ora, però, è il momento di una “riflessione seria” per capire come agire in futuro. “Se non si reagisce, si soccombe”, ha ammonito Crosetto, proponendo di dotare il Paese di “cornici normative e legali” che consentano di “restituire l’attacco” e colpire chi sferra gli attacchi ibridi.
Di fronte a un contesto internazionale sempre più instabile, il ministro ha ribadito la necessità di investire nella difesa per “la messa in sicurezza dei nostri territori e dei nostri cittadini”. L’aumento delle spese militari, secondo Crosetto, non è più una “scelta facoltativa”, ma una necessità per prepararsi a ogni tipo di attacco.
“Non è una scelta facoltativa”, ha ribadito il ministro, sottolineando l’importanza di investire in maniera intelligente, utilizzando la capacità produttiva italiana e sfruttando la tecnologia militare per far crescere anche le applicazioni civili. “Nessuno pensa di arrivare al 3,5% domani”, ha precisato in conclusione, riferendosi al 2035 come orizzonte temporale.