Critiche dal centrodestra all’operazione che ha portato a casa la giovane. Salvini: “Dal governo uno spot ai terroristi”. Giammanco: serve riservatezza non uno show mediatico. La ragazza è tornata nella sua casa di Milano. Ieri è stata di nuovo interrogata dai magistrati. Di Maio, “abbassare i riflettori su di lei. A quanto mi risulta, non è stato pagato nessun riscatto”.
Lega e Fratelli d’Italia all’attacco del governo. Forza Italia, invece, mantiene una linea piu’ morbida. I primi attaccano duramente l’esecutivo di Giuseppe Conte per l’eccessiva, a loro giudizio, enfasi attribuita al rientro in Italia della cooperante milanese, rapita in Kenya 18 mesi fa. In un momento di difficolta’ per il Paese – sostengono i partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni – il governo avrebbe potuto mantenere un po’ piu’ di riservatezza sulla liberazione della giovane cooperante, per la quale sarebbe stato pagato un riscatto a un gruppo estremista.
Lega e FdI criticano l’accoglienza riservata a Silvia Romano con Conte e Luigi Di Maio a Ciampino. Mentre Antonio Tajani dice che in FI sono “tutti soddisfatti del rientro in Italia di Romano”. Poi aggiunge: “Tocchera’ al governo informare il Parlamento sullo svolgimento della trattativa ed alla magistratura accertare la verita’ e le responsabilita’ dei rapitori”. “Quando si libera dopo diciotto mesi di prigionia una ragazza di 24 anni e’ il momento della festa. Poi, certo, qualche domanda deve avere una risposta”, attacca Salvini. “Ho letto che Silvia si e’ convertita all’Islam”, sottolinea il segretario della Lega. “Inoltre i soldi che sarebbero stati pagati per il riscatto sarebbero stati incassati da questa associazione terroristica Al-Shabaab che con attentati ed autobombe ha ucciso migliaia di persone. Quindi, se mi chiedete come mi sarei comportato al governo io, probabilmente, avrei tenuto un atteggiamento da parte delle istituzioni piu’ sobrio, un profilo piu’ basso”. Dello stesso avviso Meloni. “Dobbiamo essere contenti per una nostra connazionale che rientra a casa, pero’ adesso lo Stato italiano deve dimostrare che sara’ implacabile con suoi sequestratori”, chiede la presidente di Fratelli d’Italia. “Noi non possiamo in alcun modo correre il rischio che si possa ritenere in giro per il mondo che rapire un italiano puo’ essere remunerativo”. FdI si spinge a chiedere che “si vieti per legge il pagamento dei riscatti dei rapiti all’estero soprattutto di natura terroristica”.
Il ministro degli Esteri, Di Maio, tenta di smorzare le polemiche: “Silvia e’ una giovane ragazza che ha vissuto 18 mesi da prigioniera. Prima in Kenya. Poi in Somalia. A soli 23 anni. Grazie all’impegno di donne e uomini dello Stato oggi e’ nuovamente in Italia, tra le braccia della sua famiglia. E questa e’ l’unica cosa che conta. Quell’abbraccio intenso, infinito, vero, emozionante di Silvia con il padre, la madre e la sorella ha commosso tutti. Silvia e’ viva, sta bene. Adesso, per favore, un po’ di rispetto”, dice Di Maio, che fa smentire le ricostruzioni secondo le quali vi sarebbe stato uno scontro tra il suo ministero e Palazzo Chigi sull’annuncio della liberazione.
Il direttore del ‘Secolo d’Italia’ Francesco Storace si smarca dagli attacchi della destra: “Il velo? Concentriamoci sul sorriso. La volevamo veder tornare in una bara? Provo la stessa gioia di Civati”, afferma.
Silvia Romano è tornata nella sua casa di Milano. Prima di entrare nel palazzo, Silvia, che dovra’ rispettare 14 giorni di isolamento domiciliare, pronuncia poche parole: “Sto bene, rispettate questo momento”. Poi si affaccia dalla finestra per ringraziare. A chi le chiede come sta, mostra il pollice su e manda un bacio. E’ vestita come ieri, con l’abito tradizionale somalo verde e il velo che le copre il capo. Un’immagine che, assieme all’annuncio della “conversione all’islam per libera scelta” ha suscitato critiche anche feroci sui social che ora sono al vaglio della Procura di Milano.
Per la liberazione di Silvia Romano “a me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo. Perche’ la parola di un terrorista che viene intervistato vale piu’ di quella dello Stato italiano?”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a Fuori dal coro su Rete 4. Rispetto alla conversione di Silvia Romano, il ministro degli Affari Esteri commenta: “E’ lecito farsi tutte le domande. Io la prima domanda che mi faccio è: Silvia quando è stata rapita aveva 23 anni, molte delle persone che stanno ascoltando in questo momento hanno figli di 23 anni, a quell’età finire nelle mani di una cellula terroristica per un anno e mezzo, passare da uno stato all’altro a piedi con marce di cui è stata protagonista lei. Io prima avere certezze su ciò che ha deciso lei, su ciò che non ha deciso, mi chiederei: come sta Silvia Romano? Forse è il caso di abbassare i riflettori su questa ragazza, consegnarla all’amore della sua famiglia che potrà aiutarla a rielaborare tutto quello che è successo oppure una ragazza che viene da un’esperienza del genere deve essere in qualche modo accusata per le cose che ha dichiarato al magistrato neanche 24 ore dopo che le nostre forze l’avevano prelevata e portata nell’ambasciata a Mogadiscio? Io non ho certezze, ciò che le posso dire è che in questo ministero ci occupiamo, e le persone che sono qui si occupano di rapiti da tanti anni, e ogni volta che si riporta un italiano a casa noi siamo contenti, perché quell’operazione è iniziata anni e anni prima e i genitori non sanno durante quegli anni se i loro figli, o i loro cari, sono in vita o sono morti. A volte leggono sui giornali notizie false e non gli puoi dire neanche se quella notizia è falsa”.
“Sono serena della mia scelta religiosa, tranquilla, non ho paura, non so da dove provengano queste minacce”. Sarebbero queste, secondo indiscrezioni, le parole che Silvia Romano ha rivolto agli inquirenti che l’hanno ascoltata come persona offesa nel procedimento a carico di ignoti per il reato di minacce aggravate. La giovane cooperante milanese, appena rientrata dopo una lunga prigionia, è stata ascoltata dal pm Alberto Nobili che guida il pool dell’Antiterrorismo milanese e dagli uomini del Ros. Un colloquio di circa un’ora per mettere in fila gli insulti via social, ma anche volantini e lettere, indirizzati alla 24enne a cui sono stati rivolte minacce di morte. Tra le dichiarazioni al vaglio della magistratura anche quelle di Vittorio Sgarbi che ha auspicato l’arresto della giovane cooperante.