Le operazioni militari nella Ghouta orientale, ad est di Damasco, e ad Afrin, nel nord-est della Siria, hanno costretto più di 150 mila persone a fuggire dalle ostilità. Lo ha riferito il portavoce delle Nazioni unite, Stéphane Dujarric, in una nota diffusa oggi. Ad Afrin, dove da diverse settimane è in corso un’operazione militare turca, “più di 100 mila persone sono state sfollate, la maggior parte delle quali ha cercato rifugio nei villaggi vicini”, ha affermato Dujarric. Il “massiccio afflusso di sfollati interni ha messo a dura prova le già sovraccariche comunità ospitanti”, ha aggiunto. Questa situazione – ha sottolineato il portavoce Onu – ha creato un “urgente bisogno” di evacuazione medica, in particolare per persone gravemente malate, che devono essere ricoverate in ospedale nella città di Aleppo. Dall’11 marzo – ha detto ancora Dujarric – almeno 50 mila persone sono fuggite dai combattimenti nella Ghouta orientale e si sono rifugiate nelle zone rurali vicino a Damasco.
Le squadre delle Nazioni unite che hanno visitato i sopravvissuti – ha riferito Dujarric – hanno rilevato un “eccesso di capacità di tutti i rifugi” e che “continueranno ad arrivare sempre più persone ogni giorno”. La maggior parte delle persone sentite dagli operatori umanitari delle Nazioni unite – ha osservato – erano in cattive condizioni di salute, “probabilmente a causa dei molti anni di mancanza di accesso alle cure mediche”. Oggi “continuiamo ad assistere all’impatto umanitario delle due distinte operazioni nella Ghouta orientale e ad Afrin”, ha deplorato il funzionario Onu. “Quello che vogliamo è la piena attuazione del cessate il fuoco, in conformità della risoluzione 2401 (adottata dal Consiglio di sicurezza il 24 febbraio) su tutto il territorio siriano”, ha concluso Dujarric.