Acque agitate in Inghilterra fra i conservatori ed i laburisti dopo il referendum per la Brexit. In casa Tory e’ sfida fra due donne per la successione al premier dimissionario Cameron. Andrea Leadson incalza Theresa May e afferma che il nuovo premier deve essere in linea con il voto referendario. Nel Labour, il segretario Corbyn non cede alle pressioni degli oppositori per un addio e li sfida: Se lo si vuole sostituire e’ disponibile ad un nuovo voto degli iscritti e dei simpatizzanti.
I sindacati britannici, ‘azionisti’ assai influenti del Labour, sono disposti a svolgere un ruolo di “mediazione” fra il leader del partito, Jeremy Corbyn, e i deputati che in larga maggioranza gli si sono ammutinati contro con una mozione di sfiducia rimasta sulla carta. Lo ha detto oggi alla Bbc Len McCluskey, numero uno di Unite, la maggiore organizzazione sindacale del regno, e alleato di Corbyn, liquidando tuttavia la mozione di sfiducia come il culmine di “un tentativo di linciaggio” contro il segretario legalmente eletto del partito e come “un golpe fallito”. McCluskey ha paRlato di una congiura covata a lungo per cercare di rovesciare l’elezione di Corbyn, esponente della sinistra interna, avvenuta nel settembre del 2015 con il 60% dei voti di iscritti e simpatizzanti. E ha denunciato l’esistenza d’una campagna organizzata da parte di una societa’ di pubbliche relazioni vicina a Tony Blair per “sedurre” anche alcuni deputati delle correnti di sinistra del partito contro Corbyn, da lui definito “uomo di ferro”. Per favorire ora una ricomposizione ha quindi sollecitato gli ex ministri ombra Angela Eagle e Owen Smith, indicati come possibili candidati di un fronte anti-corbynista, a non formalizzare la loro sfida. E accettare l’idea d’un compromesso che non metta in discussione il mandato della base al segretario in carica.
loro sogno, forse, e’ vedere Tony Blair in ceppi. Un gruppo trasversale di deputati britannici di vari partiti sta lavorando sotto traccia all’ipotesi d’una procedura d’impeachment contro l’ormai impopolare padre del New Labour: da valutare nel caso in cui il rapporto della commissione d’inchiesta indipendente Chilcot sugli inganni della guerra in Iraq, atteso in settimana dopo anni di rinvii, si rivelasse – come da pronostico – troppo soft ed evasivo sulle responsabilita’ dell’ex premier. L’iniziativa, riferisce fra gli altri l’Independent online, e’ tecnicamente possibile sulla base di una vecchia legge, quasi dimenticata e tuttavia in vigore. Blair potrebbe essere accusato di aver deliberatamente raggirato il Parlamento per schierare il Paese – contro la volonta’ popolare – al fianco degli Usa di George W. Bush nell’invasione irachena del 2003. Non essendo piu’ a Downing Street dal 2007, l’ex primo ministro non rischia ovviamente conseguenze politiche in caso di approvazione della procedura, ma dovrebbe andare sotto processo. E teoricamente potrebbe finire anche in galera. In Gran Bretagna l’ultimo precedente d’impeachment risale al remoto 1806, quando lord Melville fu portato alla sbarra per appropriazione di denaro pubblico. Ma per avviare l’iter basta in effetti la richiesta motivata di un singolo parlamentare. E per approvarlo il voto della maggioranza semplice in aula. Nei mesi scorsi l’attuale leader laburista, Jeremy Corbyn, pacifista storico, non ha escluso che Blair possa essere prima o poi chiamato a rispondere di “crimini di guerra” dinanzi a una corte internazionale. Ipotesi riecheggiata oggi dal suo braccio destro, il cancelliere dello Scacchiere ombra, John McDonnell. Corbyn ha in ogni caso aggiunto che il suo predecessore alla guida del Labour “dovrebbe spiegare” almeno perche’ trascino’ il Paese “in un conflitto illegale, che ci e’ costato moltissimo denaro, ma soprattutto e’ costato moltissime vite umane. E i cui effetti continuano ad avere un peso sulla morte di migranti nel Mediterraneo e sul flusso di rifugiati nella regione”.