Donald Trump ha ufficialmente spostato l’ultimatum a lunedì 6 aprile, accogliendo una richiesta del governo iraniano. Nonostante lo scetticismo dei media, il Tycoon si dice ottimista: “I colloqui stanno procedendo molto bene”.
Le 10 navi del disgelo. Come prova di buona volontà, l’Iran ha permesso il transito sicuro nello Stretto di Hormuz a 10 navi cariche di petrolio. Altre due sarebbero state inviate come “scuse formali” per precedenti dichiarazioni ostili.
Il piano dei 15 punti: Teheran ha trasmesso a Washington la risposta ufficiale alla proposta di pace americana tramite i mediatori pakistani. Il segretario di Stato Marco Rubio parla di “progressi concreti” prima di volare al G7 in Francia.
IL FRONTE MILITARE: ISRAELE COLPISCE AL CUORE I PASDARAN
Mentre si negozia, la guerra non si ferma. Israele ha annunciato l’uccisione di Alireza Tangsiri, comandante della Marina del Corpo dei Pasdaran, colpito in un raid a Bandar Abbas insieme al capo dell’intelligence navale, Behnam Rezaei.
L’ammiraglio Brad Cooper (Centcom) ha dichiarato che la morte di Tangsiri segna il “declino irreversibile” della forza navale iraniana. Dall’inizio del conflitto, gli USA hanno colpito oltre 10.000 obiettivi.
Obiettivo Isola di Kharg: Trump non esclude l'”opzione petrolifera” (modello Venezuela). Gli USA sono pronti a un’operazione terrestre per prendere il controllo dell’hub di Kharg. In risposta, Teheran avrebbe iniziato a minare pesantemente l’area e a dispiegare truppe d’élite per difendere l’ultima roccaforte dell’export di greggio.
SOTTO SCACCO: LE ACCUSE DI INSIDER TRADING
In patria, Trump deve affrontare un nuovo fronte legale. I Democratici hanno chiesto l’apertura di un’indagine per insider trading: sotto la lente ci sono movimenti sospetti sui mercati finanziari avvenuti a ridosso degli annunci di guerra e delle tregue del Presidente, che hanno causato violente oscillazioni nel prezzo del petrolio e dell’oro.
LA FIRMA DI TRUMP SUI DOLLARI
Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato che la firma del presidente Donald Trump apparirà sulle future banconote statunitensi, in una mossa decisa in onore dei 250 anni della fondazione degli Stati Uniti d’America. La firma del tycoon sui dollari, si legge in una nota del Tesoro, comparirà insieme a quella del segretario al Tesoro Scott Bessent: sarà la prima volta nella storia che ciò accade per un presidente in carica.
“Sotto la guida del presidente Trump, siamo sulla strada verso una crescita economica senza precedenti, un duraturo predominio del dollaro, nonché forza e stabilità fiscale”, ha dichiarato in merito all’iniziativa il segretario al Tesoro Scott Bessent. “Non esiste modo più potente per riconoscere gli storici traguardi del nostro grande Paese e del presidente Donald J. Trump se non attraverso le banconote del dollaro statunitense che recano il suo nome; è dunque quanto mai opportuno che questa storica valuta venga emessa in occasione del Semiquincentenario”. Mentre si avvicina il 250° anniversario “della nostra grande nazione, la valuta americana continuerà a ergersi a simbolo di prosperità, forza e dello spirito incrollabile del popolo americano, sotto la guida del presidente Trump”, ha aggiunto il Tesoriere Brandon Beach. “L’impronta lasciata dal presidente nella storia, in qualità di architetto della rinascita economica dell”Età dell’Oro’ americana, è innegabile. Stampare la sua firma sulla valuta americana non è solo appropriato, ma anche pienamente meritato”, ha concluso Beach.