Ad Abu Dhabi si tratta la fine della guerra. Mosca esige il ritiro ucraino dall’est, mentre Zelensky incassa i Patriot da Trump e attacca l’Europa. Tajani: «È stato ingeneroso».
Nel cuore degli Emirati Arabi Uniti, per la prima volta dall’inizio dell’invasione del 2022, delegazioni di alto livello di Ucraina, Russia e Stati Uniti siedono allo stesso tavolo. I colloqui, mediati dagli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, mirano a tradurre in realtà la promessa del tycoon di chiudere il conflitto “in 24 ore”. Ma la strada appare in salita: il Cremlino ha posto una condizione non negoziabile: il ritiro totale delle truppe di Kiev dall’intera regione del Donbass.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è stato perentorio: «Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Senza risolvere la questione territoriale sulla base della “formula di Anchorage” (presunto accordo Trump-Putin dell’estate 2025), non c’è intesa di lungo termine».
Zelensky, pur definendo il Donbass la «questione chiave», ha ribadito che una pace dignitosa non può essere una resa, mentre i suoi soldati continuano a resistere sotto i missili che hanno devastato Kiev proprio durante le prime ore del vertice.
L’Accordo sui Patriot: Trump scavalca l’Europa?
In un colpo di scena annunciato da Davos, Zelensky ha confermato di aver raggiunto un’intesa diretta con Trump per la fornitura di munizioni PAC-3 per i sistemi Patriot.
- Cosa prevede l’accordo: Gli USA invieranno i missili per proteggere le città ucraine, ma Trump ha chiarito che il costo degli armamenti dovrà essere “pagato al 100%” o coperto dai partner europei.
- Il “No” ai Tomahawk: Se da un lato Trump concede lo scudo aereo, dall’altro ha spento le speranze di Kiev sui missili a lungo raggio Tomahawk, per evitare un’escalation nucleare con Mosca.
La rottura diplomatica con l’Unione Europea
Le sferzate di Zelensky contro un’Europa definita «divisa e smarrita» a Davos hanno prodotto un gelo senza precedenti a Roma e Bruxelles.
| Leader | Reazione alle parole di Zelensky |
| Antonio Tajani | «Ingeneroso. L’Europa ha fatto di tutto: stanziati quasi 200 miliardi €.» |
| Giorgia Meloni | «Un po’ mi è dispiaciuto, l’Italia sta dimostrando stabilità e coraggio.» |
| Keir Starmer | «Comprendo la sua frustrazione, ma l’Europa deve intensificare gli sforzi.» |
La “stoccata” di Tajani riflette un malessere diffuso: l’UE rivendica il sostegno finanziario e politico garantito finora, mentre Zelensky sembra aver virato con decisione verso l’asse Trump-Merz (il cancelliere tedesco con cui Meloni ha appena firmato il Piano d’Azione).
L’analisi:
La diplomazia si sposta negli Emirati perché l’amministrazione Trump ha deciso di trattare la pace come una “operazione commerciale e di sicurezza”. La presenza di esperti in forniture governative e ricostruzione (Gruenbaum) suggerisce che il piano preveda una zona cuscinetto nel Donbass e un massiccio piano di ricostruzione finanziato dai beni russi congelati (circa 5 miliardi negli USA) e da fondi europei.