Dura presa di posizione del Movimento 5 Stelle sull’approccio europeo alla crisi ucraina. I parlamentari pentastellati delle Commissioni Esteri e Politiche Ue di Camera e Senato hanno diffuso una nota al vetriolo, definendo un “drammatico fallimento” l’incapacità dell’Unione Europea di intraprendere un’iniziativa diplomatica unitaria. Nel mirino del M5S finiscono i “volenterosi-bellicosi” che, a loro dire, “minacciano Putin con ultimatum poco credibili, mentre continuano a promettere armi e truppe a Zelensky”.
Secondo i rappresentanti del Movimento, questa linea politica testimonia l’impotenza di un’Europa incapace di agire con una voce sola. “Nemmeno il minimo sindacale, come la nomina di un inviato speciale da mandare a parlare anche con Putin, che così continua a parlare solo con l’inviato di Trump degli interessi russi e americani, non certo europei”, denunciano i parlamentari.
Il M5S invoca un cambio di rotta radicale, chiedendo la nomina di un inviato europeo che si rechi a Mosca “non per minacciare ma per dialogare e proporre una conferenza per la pace e la sicurezza, una Helsinki 2.0 che segni l’avvio di una nuova fase di distensione”. L’avvertimento è chiaro: “Con questa leadership europea, l’Europa è destinata a essere tagliata fuori dalle scelte che riguardano il suo futuro”.
Non si è fatta attendere la replica del Partito Democratico alle critiche del Movimento 5 Stelle. Il senatore dem Filippo Sensi ha affidato a un post su X il suo disappunto per le parole dei parlamentari pentastellati. “Che su quello che sta soffrendo l’Ucraina, invece di prendersela con Putin, si attacchino i ‘volenterosi’ che si sono stretti attorno a Kyiv, la dice lunga su quanto lavoro, purtroppo, ci sia ancora da fare nel campo progressista”, ha scritto Sensi.
Il senatore del PD ha poi sottolineato la centralità della questione ucraina: “L’Ucraina è una linea di frontiera, dentro o fuori”. Con queste parole, Sensi difende implicitamente l’azione dei paesi europei che hanno fornito sostegno a Kiev, definendoli “volenterosi” e rimarcando la gravità dell’aggressione russa. La sua reazione evidenzia una profonda spaccatura all’interno del campo progressista sulla strategia da adottare nei confronti del conflitto in Ucraina.