Il Leone d’oro di Venezia 73 va a Lav Diaz che, dopo il precedente film di otto ore, stavolta si e’ accontentato di quattro per raccontare, ispirandosi a Tolstoj, la storia triste di una donna di mezza eta’ ingiustamente reclusa per 30 anni. La Di Giacomo vince con con Liberami. Tom Ford per Nocturnal animals si prende il gran premio della giuria e parla in italiano. Miglior attrice Emma Stone, migliore attore Oscar Martinez. Stasera anche il premio Campiello e nella notte Miss Italia da Jesolo.
Alla fine e’ il Leone d’Oro piu’ inatteso e piu’ bello, quello che viene consegnato dalla 73ma Mostra del Cinema di VENEZIA al grande regista filippino Lav Diaz per il suo film fiume “The Woman Who Left” (“Ang Babaeng Humayo” il titolo in tagalog), straordinario melodramma femminile di perdono e vendetta: quattro ore e 15 minuti di durata per un’opera girata in bianco e nero in cui ritornano tutte le tematiche di questo autore che da anni incanta il pubblico dei festival di tutto il mondo, ma che sinora non aveva ancora ricevuto il massimo riconoscimento da nessun grande festival internazionale. VENEZIA ha insomma avuto il coraggio di fare quello che nemmeno la Berlinale, lo scorso febbraio, aveva saputo fare, consegnando al film precedente del regista filippino (“A Lullaby to the Sorrowful Mystery”: otto ore di autentico capolavoro) solo il Premio Alfred Bauer per le nuove prospettive. Mettiamo gia’ in cronaca le litanie di coloro che lamenteranno un Leone d’Oro andato a un film elitario, che non incontrera’ mai il grande pubblico, ma consideriamo anche l’opportunita’ che questo premio apra le porte della distribuzione d’essai a un’opera che in realta’ parla proprio il linguaggio del cinema popolare. E mettiamo anche in conto le polemiche ancor piu’ scontate per il mancato riconoscimento al cinema italiano, rimasto a mani vuote a fronte di una selezione che aveva oggettivamente scarse possibilita’ di piazzarsi come vincente. Va comunque tenuto da conto con soddisfazione il Premio per il Miglior Film conquistato meritatamente nella Sezione Orizzonti dal documentario di Federica Di Giacomo “Liberami”, esempio di cinema antropologico in cui la regista raccoglie i frutti di una ricerca sul fenomeno dell’esorcismo durata tre anni.
Per il resto, i premi consegnati dalla Giuria presieduta dal regista britannico Sam Mendes, appaiono discontinui. Manca soprattutto un riconoscimento importante per “Jackie” del cileno Pablo Larrain, altro grande regista contemporaneo in attesa di consacrazione da un grande festival: il premio per la sceneggiatura assegnato a Noah Oppenheim e’ di sicuro centrato, ma non basta per un film bello e forte come questo, per di piu’ interpretato da una grande attrice come Natalie Portman. Altro titolo rimasto ingiustamente fuori e’ il francese “Une vie” di Ste’phane Brize’, molto amato da critica e pubblico del Lido. Per quanto riguarda gli attori, la Coppa Volpi per l’interpretazione femminile e’ andata alla brava Emma Stone, protagonista del musical di Damien Chazelle “La La Land”, visto in apertura di Mostra, mentre la Coppa Volpi per il miglior attore e’ stata assegnata all’argentino Oscar Martínez per “El Ciudadano Ilustre”, commedia agrodolce di Mariano Cohn e Gastón Duprat, che racconta la storia del ritorno di uno scrittore premio Nobel nella cittadina di provincia da cui e’ partito molti anni prima. Va a segnalare poi un’altra delle migliori interpretazioni del concorso anche il Premio Marcello Mastroianni per l’attore emergente andato alla bravissima francese Paula Beer, sensibile interprete del dramma postbellico di François Ozon “Frantz”. Stonatissimo invece il Premio Speciale della Giuria attribuito a “The Bad Batch”, fantasy distopico con cannibali della regista americana di origini iraniane Ana Lily Amirpour, tra i piu’ attesi e piu’ deludenti della competizione.