Due le aliquote al 15 e 20 per cento. Crescita dello 0,2% nel 2019, dal reddito di cittadinanza previsto +0,2% di Pil. Deficit al 2,4%, debito in salita al 132,7%. Salvini: flat tax si fara’, su quota 100 non si torna indietro; nessun aumento dell’Iva. Sulla tassa ai consumi confronto serrato tra Tria e M5s.
La bozza del Def prevede per il 2019 il Pil a +0,1% e +0,6% nel 2020. Il debito pubblico salira’ al 132,7% per calare fra un anno al 131,7%, il deficit aumentera’ al 2,4%. Il confronto all’interno della maggioranza si concentra sulla Flat Tax e il testo, che entra con l’indicazione di due aliquote del 15 e 20 per cento, esce senza alcun riferimento numerico ma con la volonta’ che della riduzione fiscali benefici il ceto medio. Ancora congelati 2 miliardi di spesa, resta l’aumento dell’Iva per 23 miliardi “nell’attesa di definire misure alternative”.
Via libera dal consiglio dei ministri al Documento di Economia e Finanza 2019, il primo del nuovo Governo, che traccia le linee guida della politica di bilancio e di riforma per il prossimo triennio, con l’obiettivo fondamentale di una nuova fase di sviluppo economico e di un miglioramento nell’inclusione sociale e della qualita’ della vita nel pieno rispetto dei vincoli europei. Cosi’ la nota del Mef. La previsione di crescita tendenziale e’ stata ridotta allo 0,1% per l’anno in corso, in un contesto di debolezza economica internazionale che il Governo ha fronteggiato mettendo in campo due pacchetti di misure di sostegno agli investimenti (il dl crescita e il dl sblocca cantieri) che dovrebbero portare ad una crescita aggiuntiva di 0,1 punti percentuali, fissando cosi’ il livello di Pil programmatico allo 0,2%, che salirebbe allo 0,8% nei tre anni successivi. Grazie alla riduzione di spesa gia’ prevista e alla solidita’ dell’impianto della Legge di Bilancio, il deficit di quest’anno dovrebbe attestarsi al 2,4% del PIL, sia nel quadro programmatico che in quello tendenziale, per poi avviare un percorso di graduale riduzione che dovrebbe portarlo all’1,5% nel 2022. Il deficit strutturale scenderebbe dall’1,6% del PIL di quest’anno allo 0,8% nel 2022, convergendo verso il pareggio strutturale. E’ prevista una salita del rapporto debito/PIL, gia’ moderatamente aumentato lo scorso anno, anche nel 2019, mentre per i prossimi anni resta l’obiettivo di una significativa riduzione, con il debito sotto il 130% del PIL nel 2022.
Con una spinta sul fronte degli investimenti che li porterebbe dall’1,9% del Pil del 2018 al 2,5% del Pil nel 2022 e nella consapevolezza che le riforme sono la via maestra per migliorare il potenziale di crescita, il Governo intende agire su piu’ fronti per incrementare la produttivita’ di diversi comparti dell’economia. Dall’introduzione di un salario minimo orario per chi non rientra nella contrattazione collettiva alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, dalla predisposizione di strategie nazionali per la diffusione della banda larga e del 5G. Nel programma rientrano il rilancio della politica industriale, anche attraverso lo stimolo alla mobilita’ sostenibile, le semplificazioni amministrative e l’aumento dell’efficienza della giustizia. In campo fiscale, si intende continuare il processo di riforma delle imposte sui redditi in chiave flat tax, incidendo in particolare sull’imposizione a carico dei ceti medi, mentre si proseguira’ negli interventi di sostegno alle famiglie ed alla natalita’.
Il documento è stato varato con un Consiglio dei ministri durato appena mezz’ora. Rimangono le tensioni nei confronti del ministro dell’Economia Giovanni Tria, al punto che è stata cancellata la consueta conferenza stampa dopo il via libera al Documento di Economia e Finanza. Sulle invise clausole di salvaguardia, in particolare, il Movimento 5 Stelle non nasconde i malumori e ha “più certezze” sullo stop all’aumento dell’imposta sul valore aggiunto che scatta in automatico caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati con l’Ue. Ma i 5 Stelle sulla flat tax fanno sapere, “che così è una farsa: solo due righe nella parte discorsiva” del Def.