Un “giorno buio” per l’Europa, “sottomessa” agli Stati Uniti. Così il Premier francese Bayrou ha bollato l’accordo sui dazi siglato in Scozia, scatenando un’ondata di polemiche e dividendo il fronte europeo. Mentre Bruxelles difende l’intesa con Washington, definendola “la migliore possibile”, i mercati reagiscono con forte preoccupazione: le Borse europee chiudono in calo e l’euro scivola pesantemente contro il dollaro.
L’accordo, raggiunto dopo mesi di negoziati tra il commissario UE al Commercio Maroš Šefčovič e le controparti americane Howard Lutnick e Jamieson Greer, prevede l’imposizione di dazi del 15% su gran parte delle importazioni europee negli USA. Un’intesa “ineguale e sbilanciata”, denunciano i critici, che non offre all’Unione la possibilità di rispondere con la stessa moneta.
La Commissione Europea, tuttavia, difende la scelta, sostenendo che l’alternativa sarebbe stata una guerra commerciale devastante, capace di costare “centinaia di migliaia, se non milioni, di posti di lavoro”. Šefčovič ha ribadito: “Sono sicuro al 100% che questo accordo è migliore di una guerra commerciale con gli Stati Uniti”. Il commissario ha sottolineato che il mondo pre-2 aprile – data in cui Trump annunciò una raffica di dazi nel cosidd ‘Liberation Day’ – non esiste più e l’Europa deve adattarsi alla nuova realtà geopolitica ed economica.
“Eravamo partiti dal 30%”, ha spiegato Šefčovič, riferendosi alle richieste iniziali americane. “La presidente von der Leyen è stata maestra nel gestire i negoziati, abbiamo evitato il baratro.” L’accordo, che imporrà dazi sul 70% circa delle merci europee importate negli USA, mira a salvare i flussi commerciali e i posti di lavoro, aprendo un “nuovo capitolo” nelle relazioni transatlantiche. Non solo commercio, ma anche sicurezza e stabilità geopolitica: secondo fonti UE, la decisione di accettare un’intesa comunque penalizzante è legata all’impossibilità di sganciarsi dagli USA in un momento di forte volatilità internazionale, con la guerra in Ucraina e la crescente influenza cinese.
La Germania, tradizionalmente cauta, ha mostrato una reazione tiepida. Il cancelliere Merz ha ammesso di non essere “soddisatto”, ma ha riconosciuto che “non fosse possibile ottenere di più”, pur prevedendo “un danno considerevole” per l’economia tedesca. L’accordo esenterà alcuni settori chiave, come l’acciaio e l’alluminio, che saranno soggetti a un sistema di quote import-export con dazi a percentuale MFN (Nazione Più Favorita) per le quantità che rientrano nelle quote e dazi elevati (fino al 50%) per il superamento delle quote. Le automobili europee, invece, subiranno il dazio del 15%.
La Francia, invece, ha assunto una posizione più intransigente, contestando apertamente la “sottomissione” dell’Europa alle richieste di Trump. Questo riflette una visione geopolitica più spiccata e una maggiore autonomia rispetto ad altri partner europei.
La notizia dell’accordo ha immediatamente avuto ripercussioni sui mercati finanziari. Le Borse europee hanno chiuso in calo dopo un avvio positivo, con Francoforte che ha registrato la perdita maggiore (-1,02%). Parigi e Londra hanno contenuto le perdite allo 0,43%, mentre Milano è rimasta invariata. Anche l’euro ha subito un duro colpo, cedendo l’1% e attestandosi a 1,1623 dollari. L’incertezza generata dai nuovi dazi e le prospettive di un impatto negativo sull’economia europea hanno spinto gli investitori a vendere.
L’intesa, siglata nel lussuoso golf resort di Donald Trump a Turnberry, Scozia, si tradurrà in una dichiarazione congiunta, giuridicamente non vincolante, attesa per venerdì prossimo. A partire dal 1° agosto, i dazi del 15% scatteranno unilateralmente, senza dazi analoghi per le importazioni USA nell’UE. Sebbene svantaggioso per le imprese europee, l’accordo, secondo la Commissione, porrà fine all’incertezza che ha bloccato gli investimenti, permettendo alle aziende di pianificare il futuro.
L’UE, pur riconoscendo il peso di un accordo ineguale, ha sottolineato l’importanza di mantenere un legame saldo con gli Stati Uniti per la sicurezza europea, in un contesto internazionale sempre più complesso. Si attendono ulteriori negoziati sui dettagli, in particolare per settori come vini e superalcolici, dove le discussioni sono ancora in corso.
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