La linea rossa è stata superata. Con una decisione storica che ribalta anni di prudenze diplomatiche, l’Unione Europea ha inserito i Pasdaran nella “black list” delle organizzazioni terroristiche. La svolta arriva mentre la pressione militare degli Stati Uniti raggiunge livelli critici: almeno dieci navi da guerra americane, guidate dalla portaerei nucleare USS Abraham Lincoln, incrociano ora al largo delle coste iraniane. La tensione è ai massimi storici, con Teheran che risponde alle minacce di Donald Trump promettendo una “reazione schiacciante” e l’impiego di mille nuovi droni d’attacco.
Il fronte europeo, inizialmente diviso tra le cautele di Francia e Spagna, ha infine ceduto al pressing di Washington e alle denunce della società civile. Decisivo è stato il ruolo dell’Italia, con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani tra i principali architetti dell’iniziativa. “La repressione non può restare senza risposta”, ha dichiarato l’Alta Rappresentante UE Kaja Kallas. “Qualsiasi regime che uccida migliaia di persone al proprio interno lavora per la propria rovina”.
A pesare sulla decisione sono state le cifre di una vera e propria carneficina interna all’Iran: fonti diplomatiche parlano di circa 30.000 morti nelle proteste, un bilancio che Tajani ha paragonato per gravità alla crisi umanitaria di Gaza. Sotto il profilo legale, la base giuridica per l’inserimento nella lista nera è stata fornita da una sentenza del tribunale di Düsseldorf, che ha collegato l’intelligence di Teheran a un attacco contro una sinagoga in Germania.
Mentre l’Europa colpisce sul piano politico, la Casa Bianca muove i pezzi sulla scacchiera militare. “Abbiamo navi enormi e potenti che navigano verso l’Iran proprio ora”, ha avvertito Trump su Truth Social, definendo il dispiegamento una “Massive Armada”. L’obiettivo dichiarato è spingere il regime di Ali Khamenei a un nuovo accordo, ma il rischio di un incidente bellico è concreto.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere: il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito la mossa europea un “grave errore strategico” che alimenta il fuoco del conflitto. Anche la Russia è intervenuta, chiedendo a Washington “moderazione” per evitare che la regione precipiti in una guerra su vasta scala.
In questo clima di estrema incertezza, la Farnesina ha adottato misure precauzionali drastiche. È stato disposto il rientro di circa la metà del personale italiano dell’ambasciata a Teheran. Nonostante il Ministro Tajani abbia confermato che i canali diplomatici restano formalmente aperti, il segnale è inequivocabile: l’Italia si prepara allo scenario peggiore.
Contestualmente, sono scattate sanzioni immediate contro 15 alti funzionari iraniani, tra cui il Ministro dell’Interno Eskandar Momeni, accusati di essere i registi della repressione. L’UE spera ancora in un accordo dell’ultimo minuto tra Teheran e Washington, ma con le portaerei in posizione e i Pasdaran ufficialmente paragonati ad al-Qaida, lo spazio per la mediazione si fa ogni ora più stretto.