L’economia italiana è sotto assedio. Con lo Stretto di Hormuz richiuso da Donald Trump e i negoziati di Islamabad appesi all’ultimatum di mercoledì, il Centro Studi di Confindustria lancia un allarme drammatico: la bolletta energetica per le imprese manifatturiere potrebbe salire nel 2026 di un minimo di 7 miliardi fino a una cifra shock di 21 miliardi di euro. Uno scenario definito “peggiorato” e che rischia di portare i costi su “livelli non sostenibili per le nostre imprese”.
L’analisi degli economisti di viale dell’Astronomia, diretti da Alessandro Fontana, ha elaborato due proiezioni basate sull’evoluzione del conflitto in Iran:
- Scenario Base (Fine Guerra a Giugno): Nell’ipotesi che il conflitto termini a giugno, con un petrolio a una media annua di 110 dollari e la ripresa dei flussi commerciali, le imprese pagherebbero comunque 7 miliardi in più rispetto al 2025.
- Scenario Avverso (Guerra per tutto il 2026): Se il conflitto dovesse protrarsi per l’intero anno, con il petrolio a una media di 140 dollari, il sovraccosto salirebbe a 21 miliardi, una mazzata definita insostenibile per il tessuto produttivo italiano.
Confindustria avverte che gli effetti dello shock energia non sono solo futuribili, ma “già si leggono in molti dati sull’economia italiana”. Lo studio registra:
- Frenata dei Consumi: Cade la fiducia delle famiglie, anticipando una riduzione della spesa.
- Tassi Sovrani: Risalgono i rendimenti dei titoli di Stato (BTP).
- Industria e Servizi: Si abbassano le attese sull’industria (che tentava una risalita) e frenano anche i servizi.
- Allarme MES: Anche uno studio del Meccanismo Europeo di Stabilità avverte che “una diminuzione della sicurezza energetica si traduce in una riduzione dell’attività economica”.
Un’indagine di Confindustria su “cosa dicono le imprese” rivela che ad oggi prevalgono dinamiche speculative basate sull’attesa di scarsità futura, ma a lungo termine si va verso rischi concreti di approvvigionamento.
- Le Criticità Attuali: Preoccupano soprattutto il costo dell’energia (indicato dal 25,0% delle imprese), i costi di trasporto/assicurazione (21,9%) e il costo delle materie prime non energetiche (18,4%).
- Le Preoccupazioni Future: Se il conflitto si protrarrà oltre un mese, la principale fonte di preoccupazione diventerà proprio il costo delle materie prime non energetiche (20,7%), seguito da energia (19,4%) e trasporti (15,4%). Le aziende segnalano anche ostacoli alle esportazioni e aumento del costo dei semilavorati.
Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito la chiusura di Hormuz “un problema serio”. Intervenendo sull’emergenza, ha delineato la strategia del Governo: Pichetto ha escluso un ritorno alle forniture da Mosca, “in linea con la valutazione che fa in questo momento l’Unione Europea”.
Se il prezzo del gas dovesse superare i 70 euro al megawattora (soglia di allarme), “potrebbe rendersi necessario riattivare” le centrali a carbone per garantire la sicurezza energetica.