Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento dell’onorevole Mario Tassone, già sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, sottosegretario di Stato al Ministero dei lavori pubblici e viceministro dei trasporti, sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati.
La campagna referendaria per la separazione delle carriere dei magistrati va avanti attraverso proiezioni anomale estranee ai quesiti sui quali i cittadini sono chiamati ad esprimersi.
Se vi era qualche dubbio sua chiarezza della riforma costituzionale del Parlamento,viene fugato dallo scoppiettio delle polemiche fra i referenti dei movimenti parlamentari che non chiariscono i termini di un provvedimento che non riforma rispetto alle attese di procedure celeri. Sembra di trovarci fra opposte tifoserie che si scontrano facendo prevalere l’emozione partigiana a scapito della riflessione.

Ma al di la’dei capi come gli ultras negli stadi,i tifosi sanno che la vittoria e la sconfitta della squadra del cuore non cambia la loro vita. Non si capisce dunque tutto il fervore dei tanti “esperti” della materia. I primi che sono convinti che nulla cambia. Sono in campo altri interessi,conflitti tra politica e magistratura mai composte,frustazioni antiche non spente. Le aspettative di certezze sono disattese.
La vera separazione doveva prevedere per gli inquirenti un ordinamento speciale con le dovute garanzie e non rimanere magistrati. Il giudice terzo,penso soprattutto al GIP,deve essere dotato di mezzi che non ha, mentre le procure sono alimentate da risorse enormi e dalla collaborazione delle forze di polizia.
I due Consigli Superiori per i giudicanti e gli inquirenti, tutte e due presieduti dal Capo dello Stato, daranno delle complicazioni. Certo la legge approvata dal Parlamento non sottopone gli inquirenti all’esecutivo,ma i già potenti procuratori saranno sempre più potenti con un Consiglio Superiore:una loro area di esclusiva agibilità. Anche i giudici troveranno spazi nel proprio Consiglio. Le caste avranno forme espressive oggi imprevedibili. Mi lascia perplesso che il Capo dello Stato presieda i due consigli senza effettività quasi un presidente onorario.

Le ultime vicende che hanno imposto a Mattarella di presiedere una riunione ordinaria del CSM per bloccare una deriva pericolosa in seguito alle dichiarazioni del ministro della giustizia, sono eloquenti.
Il ruolo del Presidente della repubblica non può essere formale, o c’è o non c’è per garantire il rispetto delle regole. Una considerazione particolare riguarda il sorteggio dei membri togati dei due consigli. E’un ulteriore vulnus alla democrazia.
Niente più elezioni!, tutti nominati o sorteggiati in Parlamento e dovunque. Quando si dice che così si eliminano le correnti e’vero…ma solo le strutture dall’alto. Nessuno può impedire che si formino le cordate dal basso.
L’ultima chicca è l’organo di disciplina. Nulla di certo per sanzionare e reprimere. L’esperienza della mancata attuazione del responso referendario sulla responsabilità civile dei magistrati è un dato che pesa.
Bisogna capire la composizione di questo organo super giudicante. Prevarranno i Si o i No. Non lo so.
Io voto No perché è una falsa riforma. Anzi una farsa di chi pretende di farLa passare per tale! Una materia delicata quella della Giustizia. Riguarda la civiltà senza aggettivi del Paese.
Ho ricordi drammatici di Tangentopoli. Calo’ un buio profondo da cui non ci siamo ripresi. Fu un gioco fra frange della politica,della magistratura e di altri apparati . La ferocia di questa campagna referendaria ci preoccupa perché abbiamo già visto il prevalere delle faide che hanno lasciato solo detriti.
Mario Tassone