Giuseppe Conte sceglie la presentazione della sua autobiografia, “Una nuova primavera” (Marsilio Editori), per dettare le condizioni del Movimento 5 Stelle al centrosinistra. Tra ricordi personali e stoccate ai rivali, il leader pentastellato traccia la rotta verso il 2027: uniti si vince, ma senza “padroni” predefiniti dai sondaggi.
Conte rompe gli indugi sullo strumento per la scelta del leader. Se il PD di Elly Schlein puntava sull’automatismo “chi prende più voti esprime il premier” (modello centrodestra), Conte ribadisce che tra i progressisti questa consuetudine non esiste.
“Stabiliremo le regole, ma devono essere primarie che consentono a tutti di partecipare, anche ai non iscritti, purché condividano un programma chiaro”. Il leader M5S assicura che, in caso di vittoria di Elly Schlein, il Movimento resterà leale: “Non è che se non vince un nostro rappresentante allora le primarie non valgono più”.
IL PROGRAMMA PRIMA DEI NOMI
Nonostante l’apertura sui gazebo, Conte frena sugli entusiasmi di un’alleanza “organica”. “Siamo nella coalizione quando si fa un programma. Prima dell’estate ci ritroveremo con PD e AVS per metterci d’accordo. Ci sono ottime premesse per battere questo governo, ma servono serietà e unità”.
AMARCORD E STOCCATE: DA GRILLO A DI MAIO
Durante l’intervista con Giovanni Floris, Conte si è concesso diverse riflessioni sulla sua parabola politica:
- Le origini: Ha ammesso un passato legato al cattolicesimo democratico, rivelando di aver votato DC e, in una occasione, persino i Radicali.
- Il rapporto con Grillo: “Non mi sono mai considerato suo nemico, semmai sono stato attaccato da lui”. Sul simbolo si dice tranquillo: “Ho studiato bene le carte”.
- Il veleno per Di Maio: Replicando alle critiche dell’ex compagno di Movimento sulla caduta del governo Draghi, Conte ha ironizzato: “Mi sorprende che con tutto quello che succede in Medio Oriente, l’Inviato UE Di Maio abbia tempo di leggere la rassegna stampa. Legga il libro, si farà un’idea migliore”.
POLITICA ESTERA: “SCONFITTI I SOSTENITORI DI ORBÁN”
Conte ha letto la vittoria di Peter Magyar in Ungheria come un segnale globale: una sconfitta per il fronte sovranista che unisce Netanyahu, Salvini, Trump e Meloni. Un commento che arriva nel giorno in cui la tensione internazionale è altissima per il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi di Trump al Papa, temi su cui Conte ha ribadito la necessità di una scelta di campo progressista e pacifista.