CON LUI ‘NOTTI MAGICHE’ E TERZO POSTO A MONDIALI ITALIA ’90
Morto a Brescia l’ex commissario tecnico della Nazionale Azeglio Vicini. Avrebbe compiuto 85 anni a marzo. Era da tempo malato. E’ stato il tecnico degli azzurri delle ‘notti magiche’ e del terzo posto ai mondiali di Italia ’90, ed e’ rimasto ct fino al 1991 prima di lasciare la Nazionale ad Arrigo Sacchi. Sulla panchina della Nazionale per cinque anni e cinque giorni – 54 partite, 32 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte – Vicini ha conquistato due terzi posti prestigiosi: nell’Europeo ’88 e appunto nel Mondiale ’90. “Ho raggiunto un bel traguardo – disse in occasione della festa per i suoi 80 anni – sono soddisfatto della mia vita”. Un solo grande rammarico, quel mondiale italiano perso in semifinale con l’Argentina ai rigori, dopo aver giocato bene per tutta la manifestazione. “Avremmo meritato di vincerlo, siamo stati sfortunati”.
Le “notti magiche” finirono in un’afosa sera napoletana, con la sconfitta contro l’Argentina nella semifinale di Italia ’90. E quell’eliminazione ai rigori nego’ anche ad Azeglio Vicini la possibilita’ di giocarsi in finale il titolo mondiale con la squadra ‘erede’ di quella che – pochi anni prima, secondo la gran parte degli osservatori – a livello di Under 21 aveva giocato il miglior calcio d’Europa. Nato a Cesena, 85 anni da compiere il prossimo 20 marzo, Vicini muove i primi passi da calciatore professionista a Vicenza, club con cui esordisce in serie A il 25 settembre 1955 contro l’Inter. Dopo tre stagioni con i veneti, passa alla Sampdoria, dove resta per sette stagioni, prima di scendere con il Brescia in B: con le rondinelle sfiora la promozione il primo anno e la ottiene il secondo, prima di appendere gli scarpini al chiodo e iniziare la carriera da allenatore. Nel ’68, a soli 35 anni, entra a far parte del settore tecnico della Nazionale, che ai vari livelli sara’ il suo vero, unico grande club. Nel ’75 prende la guida della Under 23, l’anno dopo viene ‘promosso’ alla Under 21 dove rimane per ben dieci anni e cinque europei di categoria: per tre volte consecutive ai quarti, arriva in semifinale nell’84 e in finale nell’86. E’ probabilmente l’Under 21 piu forte della storia del calcio italiano, forte di un gioco spettacolare e di individualita’ quali Zenga, Ferri, Matteoli, Vialli e Mancini, ma l’incrocio con la Spagna di Luis Suarez risulta fatale. La doppia finale vede prevalere gli azzurri in Italia e le furie rosse in Spagna: dal dischetto falliscono Giannini, Desideri e Baroni e la coppa resta a Valladolid.
Quando Vicini vede sfumare il titolo, ha gia’ preso il posto di Bearzot – bruciato dal fallimento al Mundial messicano – sulla panchina della Nazionale A. Il debutto e’ a Bologna, al Dall’Ara: 2-0 sulla Grecia. Il passaggio tra i grandi pero’ sembra non spezzare l’incantesimo: gli azzurri vincono e convincono, e arrivano a un passo dalla finale dell’Europeo, eliminati dalla Russia in semifinale sotto la pioggia torrenziale di Stoccarda. Poco importa: gli occhi, e la mente, di tutti gli appassionati sono ai mondiali, che giocheremo in casa e – per molti – da favoriti. Le parate di Zenga, i gol di Schillaci, le magie di Baggio: tra l’Italia e la finale dell’Olimpico c’e’ solo l’Argentina di Maradona, ma al termine di 120 minuti avvelenati anche dal sostegno dei tifosi napoletani al Pibe de Oro arriva il ko. Il 2-1 all’Inghilterra vale il terzo posto ma non lenisce la delusione. “Avremmo meritato di vincere noi – raccontera’ piu’ volte, con rammarico, il ct -: nemmeno una sconfitta sul campo, sei vittorie e un pari; l’Argentina perse due volte e ando’ in finale con la Germania”. La mancata qualificazione agli Europei dell’anno dopo segna la fine dell’avventura azzurra, e l’inizio dell’era Sacchi: Vicini prima si consola con la Panchina d’oro alla carriera, poi allena per brevi periodi Cesena e Udinese, infine diventa presidente dell’Associazione italiana allenatori calcio. Sara’ anche a lungo presidente del Settore tecnico della Figc per poi cedere il testimone a Roberto Baggio, uno dei suoi assi in azzurro.