CALENDA: PRESTITO SERVE, MA CITTADINI HANNO GIA’ PAGATO 8 MLD
Dopo il commissariamento di Alitalia, l’obiettivo del governo e’ ora che si arrivi alla cessione dell’intera azienda, per un suo rilancio. Lo spiegano il ministro dei Trasporti Delrio e quello dello Sviluppo economico Calenda. Quest’ultimo annuncia entro 15 giorni l’apertura alle manifestazioni di interesse. Secondo Calenda, i 600 mln di prestito ponte dello Stato sono un ‘male inevitabile’, perche’ mettere gli aerei a terra costerebbe molto di piu’ ai contribuenti, ma si deve essere molto attenti a come i soldi pubblici vengono utilizzati, visto che a questo punto se ne sono gia’ spesi 8 miliardi.
“Contiamo di provare a trovare un compratore che mantenga il valore dell’azienda il più possibile intatto, che possa trovare un’azienda unita, non spezzettata, non vendendo aerei e poi rotte e così via”. E’ questo l’obiettivo indicato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, all’indomani dell’ammissione di Alitalia all’amministrazione straordinaria e del prestito ponte da 600 milioni. “Un prestito oneroso”, ha sottolineato Delrio in un’intervista a Unomattina, ma dal quale “lo Stato conta di rientrare”. Quello dell’amministrazione straordinaria, ha ribadito Delrio, era un passaggio “obbligato” a fronte della richiesta avanzata dall’assemblea dei soci e del cda della compagnia. “I commissari – ha detto – hanno il compito di ristrutturare l’azienda” e, al contempo, “vengono mantenuti i diritti dei passeggeri a volare e garantiamo voli e connessioni”. Sulle cause che hanno portato Alitalia nell’attuale situazione, il ministro Delrio non ha dubbi. La responsabilità della crisi, ha evidenziato, “è di chi aveva in mano le strategie dell’azienda, nel 2014 il Governo ha fatto quello che doveva fare trovando un investitore, Etihad. L’amministratore delegato, colui che decide le strategie dell’azienda, doveva mettere più aerei sul lungo raggio, invece ha mantenuto un orizzonte limitato, italiano, quando invece Lufthansa ha creato una low cost sua. Noi non potevamo fare protezione di mercato, perchè abbiamo bisogno di traffico, di turismo che sviluppa l’economia del Paese”.
Per questo, ha argomentato ancora il ministro delle Infrastrutture, quando i vertici della compagnia polemizzano sulle low cost e la mancanza di piano per il turismo mentre “i ricavi andavano molto peggio” del previsto e rispetto alle altre compagnie, “già da un anno pensavamo che queste fossero scusanti per non vedere la realtà: 10 milioni di mancata promozione turistica non possono giustificare una perdita di 600 milioni, con tutte le altre compagnie che invece stanno guadagnando”. “Quindi – ha aggiunto – a se i soci ci hanno messo i soldi, se non ci sono alterazioni della concorrenza in Italia, con regole che sono uniformi in tutta Europa, allora c’è qualcosa di diverso, ci sembrava che qualcuno stesse cercando scuse”.
I 600 milioni di prestito ponte concessi dallo Stato ad Alitalia sono un “male necessario, inevitabile, perche’ mettere gli aerei a terra dalla sera alla mattina costerebbe molto di piu’ a contribuenti italiani”. Lo ha detto il ministro dello sviluppo Carlo Calenda a Radio Anch’io, ricordando che “ci sono 4,9 milioni di prenotazioni di biglietti Alitalia e la compagnia ha una quota di mercato rilevante nel paese”. I “600 milioni ci servono ad evitare una situazione peggiore dal punti di vista economico” ha detto Calenda spiegando che la cifra e’ superiore a quanto previsto (il ministro aveva stimato 1 miliardo di costi l’anno): “questi saranno sei mesi di amministrazione straordinaria che ci costeranno 100 milioni di piu’ di quanto previsto perche’ la Iata ha chiesto 128 milioni di deposito cauzionale”.
“Se mettessimo a terra gli aerei non sarebbe solo un danno ingente sul Pil e un danno di immagine ma le connessioni nel paese sarebbero sganciate per un certo numero di giorni”, ha detto il ministro, sottolineando che “la strategia del governo e’ sempre stata di minimizzare l’impatto sui conti pubblici”.