Il secondo, disperato round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, previsto per domani a Islamabad, è clamorosamente saltato. Dopo una giornata di caos diplomatico, contraddizioni e scambi di accuse, Teheran ha annunciato ufficialmente che non parteciperà ai colloqui, giudicandoli una “perdita di tempo”. Di fronte al boicottaggio iraniano e alla scadenza imminente del cessate il fuoco, Donald Trump ha compiuto una drammatica giravolta notturna: ha rinviato “a tempo indeterminato” la missione del Vicepresidente JD Vance e ha annunciato un’estensione della tregua, pur mantenendo il soffocante blocco navale su Hormuz.
La decisione iraniana di non presentarsi al tavolo negoziale è arrivata in serata, comunicata tramite mediatori pakistani, congelando le speranze di una soluzione diplomatica immediata. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha spiegato che, negli scambi di messaggi degli ultimi giorni, gli Stati Uniti “non avrebbero fatto passi indietro rispetto alle loro richieste considerate eccessive e contrarie ai diritti fondamentali del popolo iraniano”.
Teheran ritiene che non si siano registrati progressi significativi e che, in tali condizioni, partecipare ai colloqui sarebbe inutile. Il Portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha aggiunto che l’esitazione deriva da “messaggi e comportamenti contraddittori” da parte americana. L’Iran deciderà se partecipare solo quando i colloqui diventeranno “orientati ai risultati”.
Poche ore dopo aver minacciato che “molte bombe” avrebbero “iniziato a esplodere” in assenza di un accordo entro mercoledì, Trump ha cambiato radicalmente rotta, optando per un’estensione della tregua a tempo indeterminato, mediata dal Pakistan.
“Considerato il fatto che il governo dell’Iran appare gravemente frammentato e accogliendo la richiesta del Feldmaresciallo Asim Munir e del Primo Ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, prolungherò il cessate il fuoco fino al momento in cui la loro proposta unitaria sarà presentata”.
L’estensione della tregua non significa la fine della pressione. Trump ha confermato di aver “impartito istruzioni alle nostre forze armate di mantenere il blocco” navale su Hormuz e di restare “pronte e operative”. Il Tycoon ha ribadito di credere che si giungerà a un “ottimo accordo” perché l’Iran “non ha scelta: abbiamo distrutto la loro Marina, la loro Aeronautica e eliminato i loro leader”.
Il collasso del vertice di Islamabad è la dimostrazione del fallimento della “diplomazia sui social” di Trump, che ha alternato minacce di annientamento (“estinzione di un’intera civiltà”) a offerte di pace (“Taco Tuesday”). Teheran ha capito che Trump ha fretta di chiudere un successo diplomatico da spendere politicamente e usa l’assenza come un’arma diplomatica, esigendo la revoca del blocco navale come condizione imprescindibile per trattare. L’estensione della tregua offre un sospiro di sollievo temporaneo, ma il mantenimento del blocco a Hormuz (che Trump rivendica di controllare totalmente, con 28 imbarcazioni respinte) e il sequestro della Touska (Teheran ne chiede il rilascio immediato) mantengono la regione sull’orlo della guerra totale. Le prossime ore diranno se la mediazione pakistana riuscirà a far sedere le parti al tavolo o se il “dialogo tra sordi” lascerà il posto alle bombe.