Si surriscalda la vertenza ALITALIA. Dopo la fumata nera al ministero del Lavoro, come era previsto, i sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo hanno proclamato uno sciopero per il 23 febbraio prossimo. Si tratta di una prima azione di protesta di 4 ore, dalle 14 alle 18, che si svolgerà nel giorno in cui è stato indetto anche lo sciopero di 4 ore (nella stessa fascia oraria) tutto il settore del trasporto aereo, che inizialmente avrebbe dovuto svolgersi il 20 gennaio scorso ma poi è stato differito alla nuova data. Non solo. La giornata si preannuncia anche più difficile per chi deve volare conALITALIA perché c’è anche lo sciopero ma questo di ben 24 ore proclamato dalle sigle professionali di piloti e assistenti di volo, Anpac e Anpav, e da Usb e Cub. Quello dello sciopero è un ulteriore ostacolo sulla strada impervia che, in queste settimane, sta percorrendo la compagnia. Il lavoro del top management e degli advisor, a cominciare da quelli indipendenti Roland Berger e Kpmg nominati lunedì scorso dal cda, sulle 158 pagine del nuovo piano industriale è nel vivo mentre procede il conto alla rovescia fatto scattare dal Governo nel corso del vertice al ministero dello Sviluppo Economico del 9 gennaio.
Le tre settimane indicate per la presentazione del business plan “dettagliato e condiviso”, come ha chiesto l’Esecutivo, scadono di fatto all’inizio della prossima settimana. Si tratta di capire di questo è un termine perentorio o se, invece, saranno concessi tempi supplementari come lascerebbe supporre il fatto che gli advisor siano al lavoro da poco tempo. Intanto, il board del 23 gennaio scorso sembrerebbe aver sancito una breve tregua all’interno della compagine azionaria, dopo i pesanti contrasti e tensioni tra azionisti di Cai, cui fa capo il 51% del capitale di ALITALIA, ed Etihad. Il cda e i soci, infatti, come ha riferito la compagnia, hanno confermato all’unanimità il loro pieno impegno a sostenere il management nel raggiungimento degli obiettivi previsti nel piano di rilancio. Non si può certo parlare di tregua, invece, sul fronte sindacale. Dure, oggi, le dichiarazioni che hanno accompagnato la proclamazione dello sciopero del 23 febbraio. Una protesta, hanno dichiarato le federazioni dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil e dell’Ugl, causata dall'”ostinazione dell’azienda a perseguire una condotta di chiusura”. Uno sciopero che in una situazione come quella attuale “si conferma l’unico strumento democratico per la tutela dei diritti dei lavoratori”, denunciano, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl TA che puntando il dito contro “la totale assenza di un piano industriale, le scelte unilaterali di disdetta del contratto nazionale del trasporto aereo che violano gli accordi interconfederali vigenti e cancellano automatismi di adeguamento retributivo e le ripetute violazioni dei numerosi accordi integrativi al Ccnl”.
Intanto, riferisce l’Usb, dalle assemblee del personale ALITALIA emergono netti “il rifiuto categorico di qualsiasi licenziamento, l’opposizione alle esternalizzazioni e societarizzazioni” mentre viene si chiede la “salvaguardia dei livelli salariali e intervento del Governo per un sistema di regole che sia valido e applicabile a tutti gli operatori del Trasporto Aereo”. La sigla sindacale considera “una opzione credibile” un eventuale intervento diretto dello Stato con cui allontanare una ”lowcostizzazione o eventuali svendite a colossi stranieri che potrebbero solo aggravare la situazione”. Sulle conseguenze di questa situazione di incertezza in cui versa la compagnia, lancia l’allarme il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi. “Da ALITALIAmolti piloti stanno facendo domanda di assunzione in altre compagnie concorrenti”, avverto indicando il rischio di una dispersione di “figure altamente qualificate” che determinano “il depauperamento di quel know how di cui ALITALIA non può fare a meno per lo sviluppo”. Allarme anche l’ipotesi di un intervento di Ryanair. “La soluzione con Ryanair – dice Tarlazzi- potrebbe significare la definitiva fine diALITALIA con la cessione dell’intero mercato di corto e medio raggio ad una compagnia che si è sviluppata con politiche espansive ed aggressive fondate su condizioni fiscali, e non solo, di favore”. Per la Fit-Cisl, inoltre, “è sconcertante leggere quanto dichiara l’ad O’Leary. Noi stiamo combattendo per salvare posti di lavoro e salari, diritti che non crediamo che possano essere garantiti da una compagnia aerea che in Italia crea solamente dumping sociale, destabilizzando l’industria del trasporto aereo”.