SETTIMANA CRUCIALE. ATTESA PER NUOVO PIANO INDUSTRIALE
Incassato venerdi’ sera l’accordo con i sindacati sulla proroga del contratto fino al 31 maggio e sul blocco degli scatti di anzianita’ fino al rinnovo del contratto collettivo nazionale, Alitalia si trova ora ad affrontare una settimana decisiva per il suo futuro. L’atteso piano industriale, con le valutazione degli advisor indipendenti Roland Berger e Kmpg, sara’ condiviso con gli stakeholder (a cominciare dai soci Intesa Sanpaolo e Unicredit) e dagli obbligazionisti (in primo luogo Generali) a partire da lunedi’. Il piano sara’ poi a marzo presentato a governo e sindacati.
Al momento – secondo quanto riferiscono fonti aziendali – non risulta sia convocato un Cda la prossima settimana. Viste le forti perdite della compagnia (si stima fino a 600 milioni di euro nel 2016) appaiono necessarie nuove linee di credito da parte delle banche, che da parte loro insistono sul fronte dell’abbattimento dei costi. Secondo le valutazioni degli advisor, le spese da tagliare ammonterebbero a 160 mila euro (escluso il capitolo personale) anche se a regime la cifra dovrebbe essere superiore. Ma oltre alle risorse finanziarie, e’ necessaria una strategia: Alitalia non puo’ inseguire le low cost ma potrebbe optare per un modello ibrido sul breve e medio raggio, capace di attrarre tanto la clientela delle compagnie a basso prezzo quanto la clientela tradizionale, potenziando i ricavi provenienti dai servizi extra.
Secondo i sindacati, la strada da imboccare e’ quella degli investimenti nel lungo raggio, dove la compagnia mette a disposizione 24 aerei contro i 124 destinati a medio e corto raggio. E’ vero pero’ che il ritorno degli investimenti richiede tempo e che il mercato piu’ redditizio e’ quello Nordamericano: mercato pero’ chiuso dall’accordo in essere con Delta-Air France. Sarebbe quindi opportuno rinegoziare la joint venture, operazione che parimenti richiede tempo. Sul fronte interno, si puo’ contare invece sull’azione del governo, che finora – secondo l’azienda – ha mostrato attenzione e ha svolto un buon lavoro di mediazione. Da vedere, pero’, se l’esecutivo puo’ accettare un piano industriale che comporti nuove riduzioni di personale: e’ circolata l’ipotesi di circa 1.600 esuberi che hanno immediatamente messo sul piede di guerra i sindacati.
Nel 2014 – fanno notare i sindacati – sono uscite 2.173 persone, portando il personale a 10.500 unita’; ora si e’ tornati a 12.500-12.600 dipendenti con contratti a tempo determinato e indeterminato. La conclusione e’ che non si puo’ continuare a chiedere sacrifici ai lavoratori. Il costo del lavoro – affermano i sindacati – e’ pari a 600 milioni di euro, cioe’ il 16,5-17% dei costi complessivi e il 19% dei ricavi. Percentuali piu’ basse di Lufthansa, che vanta efficienza e che peraltro e’ indicata da alcuni come possibile nuovo futuro alleato: il costo del lavoro della compagnia tedesca – sostengono – vale il 26% dei costi e il 23% dei ricavi.
Venerdi’ il tavolo e’ finito con l’intesa di avviare la trattativa per il rinnovo del contratto dopo la presentazione del piano industriale: ma se questo partira’ dai tagli a personale e salari la strada sara’ subito in salita. “Attendiamo il piano industriale – ha detto la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso – perche’ qual e’ il destino di Alitalia e’ tutt’altro che chiaro e quindi qual e’ il piano di investimenti, quali scelte si vogliono fare, come si qualifica la Compagnia, quali servizi offre per il Paese, mi sembrano tutte domande alle quali non e’ chiaro quale sia la risposta”. “E poi – ha aggiunto – vorremmo un piano industriale che indichi una strada di sviluppo”. “E’ positivo l’accordo in Alitalia per il rispetto del contratto nazionale e le tutele per i lavoratori – ha sottolineato da parte sua la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan – Ma ora occorre un vero piano industriale che rilanci la compagnia”.