Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha informato telefonicamente leader palestinese Abu Mazen delle sue “intenzioni” di trasferire l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Lo ha fatto sapere l’ufficio dello stesso presidente palestinese. Trump “ha informato il presidente (Abu Mazen) sulla sua intenzione di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme”, ha detto la presidenza palestinese in una nota. Non è chiaro dalla dichiarazione se Trump abbia pianificato di trasferire immediatamente l’ambasciata o in futuro. A sua volta Abu Mazen, ha avvertito delle “pericolose conseguenze di tale decisione sul processo di pace, sicurezza e stabilità nella regione e nel mondo”, si legge ancora nella nota.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto oggi un colloquio telefonico con il leader dell’Autorita’ nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas. Lo ha comunicato Nabil Abu Rudeinah, portavoce del presidente dell’Anp, citato dal quotidiano israeliano “Jerusalem Post”. Durante la conversazione, Trump ha informato Abbas della sua intenzione di trasferire l’ambasciatadegli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo formalmente la citta’ come capitale di Israele. Nella giornata di oggi, Trump potrebbe avere conversazioni telefoniche con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu e con il re di Giordania, Abdullah II. Secondo alcune fonti, i colloqui potrebbero gia’ essere avvenuti. A breve, il presidente degli Stati Uniti potrebbe firmare un documento che stabilira’ se l’ambasciata statunitense continuera’ a restare a Tel Aviv, oppure verra’ trasferita a Gerusalemme. La questione del trasferimento della sede diplomatica Usa e’ ritornata alla ribalta negli ultimi giorni.
Lo scorso primo giugno, Washington aveva gia’ rimandato lo spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, attraverso un documento che ha prorogato di altri sei mesi il mantenimento dell’ambasciata nella sede attuale. “Il presidente Trump ha preso questa decisione per massimizzare le possibilita’ di negoziare con successo un accordo tra israeliani e palestinese, adempiendo il suo solenne obbligo a difendere gli interessi nazionali di sicurezza Usa”, recitava il comunicato dello scorso giugno, precisando che “come ripetutamente dichiarato la sua intenzione e’ di spostare l’ambasciata, la questione non e’ se avverra’, ma quando”.
Le rivendicazioni di israeliani e palestinesi sulla Citta’ santa di Gerusalemme rappresentano uno degli ostacoli piu’ importanti per il raggiungimento di una soluzione della questione israelo-palestinese. Da una parte, infatti, i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come capitale del loro futuro Stato. Dall’altra, gli israeliani rivendicano Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato ebraico. Sin dalla campagna elettorale, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha piu’ volte annunciato l’intenzione di sancire il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele con il trasferimento dell’ambasciata degli Usa da Tel Aviv.
L’intenzione del presidente UsaDonald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e trasferirvi l’ambasciata americana ha scatenato le ire del mondo arabo e le preoccupazioni dell’Europa. I capi di Stato della Lega araba, durante la sessione straordinaria tenuta oggi al Cairo proprio per discutere la delicata questione, hanno rimarcato la “pericolosita’” di una simile decisione che “minaccia la stabilita’” di tutto il Medio Oriente. Duro l’avvertimento lanciato a Trump dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha anche minacciato di tagliare le proprie relazioni diplomatiche con lo stato ebraico. Lo status di Gerusalemme, ha detto, e’ la “linea rossa per i musulmani”. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha manifestato la sua “preoccupazione”. Macron e Trump hanno avuto un colloquio telefonico nella notte, riferisce l’Eliseo, in cui il presidente francese ha detto che “la questione dello status di Gerusalemme dovra’ trovare una soluzione nel segno dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi”. Negoziati che devono avere come obiettivo la costituzione di due Stati “che vivano insieme in pace e in sicurezza, con Gerusalemme come capitale”, ha aggiunto Macron. Concetti sottolineati, in una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, anche dall’Alto rappresentante Ue Federica Mogerini. Sulla stessa linea anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano. Trump ha chiamato il presidente palestinese Abu Mazen e chiamera’ in giornata anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu che il re di Giordania Abdallah. I palestinesi non hanno dubbi: l’eventuale decisione “decreterebbe” la fine dello sforzo americano di rilanciare il processo di pace. “Non accetteremo piu’ la mediazione americana, non accetteremo piu’ la mediazione del signor Trump”, ha avvertito uno stretto collaboratore di Abu Mazen, Nabil Shaath, reiterando inoltre l’avvertimento sulle reazioni arabe all’eventuale decisione americana: “Non so se questo provochera’ violenza, ma ci saranno senza dubbio manifestazioni popolari ovunque, spero che non ci sara’ violenza”, ha detto. Ma “la violenza potrebbe esplodere nel mondo arabo, che non puo’ essere controllato”.