Nuovi raid russi ieri sulla Siria, partiti dall’Iran. E l’Onu lancia l’allarme per Aleppo: si rischia una catastrofe senza precedenti. Amnesty parla intanto di oltre 17mila detenuti morti nelle carceri siriane dalla rivolta DEL 2011. In Libia ieri nove attacchi kamikaze a Sirte hanno fatto altrettanti morti e 82 feriti, mentre la citta’ e’ ancora assediata da 200 jihadisti.
La Russia schiera in Iran aerei militari per i raid sulla Siria. Bombardieri Tu-22M3 e Su-34 decollano dall’aerodromo Hamadan, annuncia il ministero della Difesa. Da Mosca anche la notizia di un imminente accordo con gli Usa per liberare Aleppo dall’Isis, ma Washington frena. Della situazione hanno parlato al telefono Lavrov e Kerry.
Accordo Russia-Iran contro l’Isis in Siria. Intanto la Cina scende in campo a fianco di Damasco e muove i primi passi per un sostegno militare al regime di Assad. Queste le due principali novita’ nello scenario del conflitto siriano, mentre continuano i bombardamenti sui quartieri orientali di Aleppo in mano ai ribelli. Oggi sono morti 19 civili, tra cui tre bambini. L’intesa Mosca-Teheran e’ stata svelata in mattinata: l’aviazione russa ha lanciato per la prima volta bombardamenti in territorio siriano da una base militare situata ad Hamadan, in territorio iraniano. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo, bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 e bombardieri Su-34 hanno distrutto “cinque grandi depositi di armamenti, tre postazioni di comando e campi di addestramento di milizie ribelli impegnate nei combattimenti ad Aleppo”. I bombardieri russi dispiegati nella base iraniana di Hamadan, sostiene Mosca, hanno attaccato postazioni dei terroristi dell’Isis e di Jabhat al Nusra nelle province siriane di Aleppo, Deir el-Zor e Idlib. I caccia russi, oltre che dal territorio iraniano, partiranno anche dall’Iraq. Il primo ministro iracheno, lo sciita Haider al Abadi, ha confermato oggi che l’Iraq ha aperto il suo spazio aereo alla Russia, precisando tuttavia di non aver “ricevuto alcuna richiesta formale da parte di Mosca in merito alle tipologie di armamenti” trasportati dai velivoli russi. Per poter compiere i bombardamenti in territorio siriano i velivoli russi hanno dovuto chiedere a Baghdad di poter sorvolare lo spazio aereo iracheno. Il premier iracheno ha deliberatamente vietato di specificare l’entita’ delle “condizioni” da parte russa che hanno spinto il governo ad aprire il suo spazio aereo, limitandosi ad elencare i successi delle forze di sicurezza irachene nella lotta contro lo Stato islamico. Ieri Mosca aveva richiesto formalmente anche l’utilizzo dello spazio aereo di Iran e Iraq anche per il lancio di missili da crociera. Secondo una fonte militare-diplomatica “il ministero della Difesa russo ha inviato richieste a Iran e Iraq per l’utilizzo dello spazio aereo di questi Stati per il passaggio di missili da crociera”. Mosca nel frattempo ha iniziato esercitazioni tattiche della flottiglia del Caspio a cui prendono parte le navi missilistiche “Daghestan” e “Tatarstan”, le piccole navi d’artiglieria “Grad Sviyazhsk”, “Veliky Ustyug”, Volgodonsk” e “Makhachkala”, navi da traino e cargo.
Il ministro della Difesa russa ha anche annunciato anche un avvicinamento tra Mosca e Washington per il lancio di operazioni congiunte ad Aleppo. Secondo la Cbs, rilanciata dall’agenzia Ria Novosti, “colloqui diretti tra Usa e Russia continuano a Ginevra e non esiste una scadenza per gli accordi di cooperazione, ma l’auspicio e’ di raggiungere qualcosa prima che il presidente Obama e quello russo Vladimir Putin si incontrino i primi di settembre” per il G20. Ma la reazione degli Usa alla notizia e’ decisamente prudente: “Rappresentanti del Dipartimento di Stato Usa hanno detto che ancora non vi e’ nulla da annunciare” riguardo un’imminente intesa con la Russia per operazioni congiunte ad Aleppo, in Siria. Intanto, una nuova possibile svolta nello scenario siriano arriva dalla posizione di Pechino. La Cina, seconda potenza economica mondiale e ormai militare, muove i primi passi per unirsi alla collaudata alleanza russo-iraniana a sostegno del regime di Damasco, di cui potrebbe diventare il terzo significativo partner. Pechino finora si era concentrata militarmente solo sulle dispute nel Mar Cinese Meridionale e Orientale ed era stata attenta ad allargare e rafforzare sempre piu’ la sfera di influenza in Africa con gli investimenti multimiliardari. Ma si era sempre tenuta lontana – salvo auspicare generiche soluzioni diplomatiche a qualsiasi fronte aperto – dal caos mediorientale. Ora per la prima volta ha reso noto che intende fornire aiuti umanitari ed addestramento alle forze armate del governo siriano. Lo ha annunciato l’ammiraglio Guan Youfeu, direttore della cooperazione internazionale della Commissione Centrale Militare (i vertici delle forze armate al cui apice siede il presidente Xi Jinping) a Damasco dove ha incontrato il vicepremier e ministro della Difesa, Fahd Jassem al Freij. Guan ha anche incontrato – non casualmente – a Damasco il generale di corpo d’armata russo Serghei Charkov, il cui incarico ufficiale in Siria e’ quello di responsabile del centro russo per la riconciliazioni tra le parti belligeranti. La Cina aveva mosso a marzo un primo passo di avvicinamento al regime siriano nominando significativamente Xie Xiaoyan, ambasciatore a Teheran – l’Iran e’ il secondo grande alleato di Assad insieme alla Russia e alle milizie sciite libanesi Hezbollah – inviato speciale in Siria.
Sarebbe vicino l’accordo tra Russia e Stati Uniti per iniziare un’azione militare congiunta contro lo Stato islamico ad Aleppo. Lo ha affermato il ministro della Difesa di Mosca, Sergei Shoigu, parlando alle agenzie di stampa del suo Paese di “una fase molto attiva di negoziati con i colleghi americani”. Il dipartimento di Stato americano ieri ha solo detto di non aver “nulla da annunciare” e di restare in stretto contatto con Mosca, mentre oggi sull’accordo contro l’Isis in Siria ha affermato: “Non ci siamo ancora”.Intanto, la Russia ha dispiegato i bombardieri Tupolev-22 e Sukhoi-34 nella base Hamadan in Iran, e il ministero della Difesa moscovita ha confermato che oggi sono stati compiuti i primi raid contro militanti in Siria. Non solo nella provincia di Aleppo, ma anche in quelle di Idlib e Deir al-Zour. E’ la prima volta che Mosca colpisce obiettivi in Siria partendo da un altro Paese (fatta eccezione per la Siria stessa), da quando a settembre dell’anno scorso ha avviato la campagna di bombardamenti aerei per sostenere il governo del presidente siriano Bashar Assad. Ed è la prima volta che Teheran permette a un Paese straniero di usare il suo territorio per azioni militari dalla rivoluzione del 1979. Per il portavoce del dipartimento di Stato americano, Mark Toner, l’uso delle basi in Iran da parte di Mosca non impedirebbe necessariamente un accordo degli Usa con la Russia.”Ci stiamo muovendo passo dopo passo verso un piano, e sto solo parlando di Aleppo, che davvero ci permetterebbe di iniziare a combattere assieme per portare pace in modo che la gente possa tornare alle sue case in questa terra in difficoltà”, ha detto Shoigu. Mosca oggi ha affermato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha parlato con l’omologo americano John Kerry per discutere la situazione di Aleppo e le modalità con cui applicare le intese per coordinare le operazioni che secondo Mosca sono state raggiunte durante la visita dello statunitense lo scorso mese. Kerry, dopo quei colloqui, parlò di una posizione comune sui passi necessari perché il processo di pace riprendesse forza. Gli scontri per il controllo di Aleppo si sono intensificati nelle ultime settimane e i gruppi ribelli, che si oppongono alle forze di Damasco, hanno segnato alcune vittorie. Oggi, nuovi raid contro due quartieri in mano a fazioni dell’opposizione hanno causato almeno 31 morti, tra cui 19 civili e 12 combattenti ribelli, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani che non ha attribuito la responsabilità degli attacchi. A essere colpiti sono stati i quartieri di Al Sakhur e Tariq Al Bab, nella zona est della città. Mentre la città è contesa dall’estate 2012, i principali fronti di battaglia sono alla periferia della zona industriale di Al Ramusa e nei dintorni dei quartieri di Al Zahra, Al Yaberiya e Al Suleimaniya. Il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Peter Maurer, ha definito quello di Aleppo “uno dei più devastanti conflitti urbani dei tempi moderni”. Un conflitto, descrive, in cui “nessuno, in nessun posto, è al sicuro: i bombardamenti sono costanti, con case, scuole e ospedali sulla linea di fuoco. Le persone vivono nella paura, i bambini sono traumatizzati, la dimensione della sofferenza è immensa”. Il Cicr ha ribadito la sua richiesta alle parti coinvolte di permettere alle agenzie umanitarie di consegnare aiuti ai civili, che hanno disperato bisogno di acqua potabile e cibo. Centinaia di migliaia di civili sono intrappolati nelle aree in mano ai ribelli, rischiando l’assedio se il governo chiuderà il corridoio che le collega con l’esterno. Gli abitanti della parte orientale della città sono “ostaggi dei gruppi armati”, secondo Shoigu. Che afferma Mosca abbia consegnato aiuti ad Aleppo e stia contribuendo alla ricostruzione delle stazioni di pompaggio idrico danneggiate dagli scontri. Ieri Lavrov ha inoltre accusato i combattenti siriani di aver usato un cessate il fuoco temporaneo per riorganizzarsi.