Un’autobomba contro una stazione di polizia nella provincia turca di Van ha causato ieri almeno 3 morti e 40 feriti. La Turchia intanto svuota le carceri per far spazio ai golpisti: varato un decreto per rilasciare 38.000 detenuti comuni. Ma l’ambasciatore turco a Roma nega legami col golpe. Come nega frizioni con l’Italia per l’indagine per riciclaggio della magistratura di Bologna a carico DEL figlio di Erdogan.
Il governo turco ha varato un decreto per rilasciare circa 38.000 detenuti, presumibilmente per far spazio nelle carceri del Paese alle circa 35.000 persone arrestate nell’ambito delle indagini sul tentato colpo di Stato del 15 luglio. Il ministro della Giustizia Bekir Bozdag ha spiegato che non si tratta di un’amnistia ma di un rilascio condizionato. La misura esclude i detenuti colpevoli di omicidio, violenza domestica, abusi sessuali o reati contro lo Stato.
Tre persone sono morte e quaranta sono rimaste ferite per l’esplosione di un’autobomba a Van, nel sud-est della Turchia. Secondo le autorita’ turche l’attentato e’ stato compiuto dal Pkk. I tre morti erano civili, mentre due dei quaranta feriti sono militari. L’attentato infatti era diretto alla stazione di polizia di Ipekyolu, un quartiere centrale della citta’ di Van. La polizia ha arrestato un militante ferito, sospettato di aver lasciato l’auto bomba di fronte al commissariato. L’uomo, secondo l’agenzia Anadolu, e’ stato portato nel quartier generale della polizia di Van per essere interrogato. La citta’ di Van, con una popolazione molto mista turco-curda, era rimasta fino ad oggi abbastanza immune dagli attentati terroristici condotti dal pkk che si registrano maggiormente nella zona di Diyarbakir.
Le prigioni turche sono già sovraffollate e per fare spazio alle migliaia di sospetti golpisti saranno rilasciati circa 38.000 detenuti, che passeranno in regime di libertà vigilata. La decisione di scarcerare 38.000 persone finite in cella prima del 1 luglio è stata presa con un decreto governativo e annunciata oggi via Twitter dal ministro della Giustizia, Bekir Bozdag.
Il decreto governativo implica la scarcerazione anticipata per 38mila carcerati, sempre che non siano implicati nel tentato golpe del 15 luglio né in reati di terrorismo, omicidio o delitti lesivi della sicurezza dello Stato. “Non è un’amnistia”, ha precisato il ministro Bozdag. Dalla detenzione in una struttura carceraria passeranno a un regime di libertà considizionata. La decisione arriva mentre le purghe lanciate dopo il tentativo di putsch portano quotidianamente nuovi sospettati in prigione, già circa 10mila. Tuttavia, è noto che negli ultimi 15 anni il sistema carcerario è stato sotto pressione a causa del sovraffollamento: a marzo i detenuti erano 188mila, 8mila in più della capacità prevista. Ciò mesi prima del fallito colpo di stato, dopo il quale migliaia di persone sono state arrestate.