CON LA UE PRESSING EUROPEO, DECIDETEVI. GOVERNO TAGLIA STIME PIL. TUSK APRE A PROROGA LUNGA, ‘LA CHIEDERO’ AI 27′. L’ITALIA PREPARA DECRETI
Sulla Brexit c’e’ solo l’accordo gia’ negoziato, ora e’ Londra che deve decidersi, da loro che deve arrivare la soluzione. Pressing europeo sul Regno Unito all’indomani del voto ai Comuni con la seconda bocciatura all’accordo della May. ‘La nostra posizione non cambia ne’ cambiera”, dice Bruxelles, che tuttavia ritiene aumentata l’incertezza e con essa il rischio di un no deal. Londra guarda all’ipotesi peggiore e programma l’astensione dall’imporre dazi per 12 mesi su gran parte dei prodotti importati. Ma le imprese britanniche attaccano, dicendo che non basta. Intanto il ministro del tesoro, Philip Hammond annuncia il taglio delle stime del pil 2019 dall’1,6% all’1,2.
Intanto la Camera dei Comuni ha approvato l’emendamento che esclude l’ipotesi di un “no deal”. Il testo, promosso da deputati Tory moderati e laburisti, esclude che il Regno Unito possa lasciare l’Unione europea “senza un accordo di recesso e una cornice sulle relazioni future” ratificate. Il testo è stato approvato con soli 4 voti di differenza: 312 quelli a favore e 308 quelli contrari.
Il Parlamento britannico affronta oggi “una scelta cruciale” sulla mozione presentata dal governo per il via libera alla richiesta all’Ue di un rinvio “breve” della Brexit e a un nuovo voto di ratifica sull’accordo raggiunto con Bruxelles da Theresa May. Lo ha detto ai Comuni il vicepremier di fatto, David Lidington, in caso di ‘no’ alla mozione, il governo “facilitera’” la ricerca di “maggioranze diverse” in Parlamento su ipotesi di accordo alternative a quella della premier. Il presidente del Consiglio Ue Tusk chiedera’ ai 27 di essere aperti ad una proroga lunga, se il Regno Unito ripensera’ la propria strategia. Il governo italiano intanto prepara i decreti in materia tra l’altro di tutela dei cittadini e della stabilita’ finanziaria, ha annunciato il ministro Moavero.
I deputati britannici avevano bocciato a grande maggioranza per la seconda volta l’accordo stretto dalla premier Theresa May con la Ue sulla Brexit, gettando il Regno unito nella più grande incertezza a soli 17 giorni dalla data prevista per il divorzio. Nonostante l’appello di May alla Camera dei Comuni a sostenere l’intesa, o correre il rischio di un’uscita caotica dalla Ue o, peggio ancora, di una non-uscita, i deputati l’hanno sconfessata con una valanga di no, 391 contro 242 sì. Le modifiche dell’ultima ora concordate con il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker non sono bastare a spostare gli equilibri alla Camera dei Comuni.
Nelle prossime ore i deputati dovranno esprimersi sulla possibilità di chiedere un rinvio della Brexit ai partner europei. Parlando alla Camera dei Comuni dopo la sconfitta, la premier ha detto ai parlamentari di essere “profondamente dispiaciuta” del voto contrario alla sua proposta. “L’accordo che abbiamo negoziato è il migliore e l’unico accordo disponibile”.
Nel frattempo, mancano 16 giorni alla data prevista del divorzio, il 29 marzo. La bocciatura è stata sonora: 391 voti contro 242, così come sonora era stata già la precedente batosta, quella del 15 gennaio. Il preludio al ko era stato il parere legale dell’attorney general Geoffrey Cox, per cui il rischio legale di restare imbrigliati nel backstop (la contestata clausola di salvaguardia per evitare il confine fisico con l’Irlanda) è rimasto “fondamentalmente invariato”. Secondo Bbc, questa volta 75 Tory si sono ‘ribellati’ alla posizione del partito, tre nel Labour. Il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, dopo il voto ha tuonato che l’accordo è “chiaramente morto” e che “è tempo di elezioni generali”.
Il primo a commentare dall’Ue è stato il portavoce del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per cui l’esito del voto aumenta in modo “significativo” il rischio del no deal. Ha aggiunto: “E’ difficile vedere che cosa di più potremmo fare”. E anche per il capo negoziatore europeo, Michel Barnier, “l’Ue ha fatto tutto il possibile per contribuire” al buon esito sull’intesa, mentre “l’impasse può essere risolta solo nel Regno Unito. I nostri preparativi per il no deal ora sono più importanti che mai”.