FORMALIZZA L’APPOGGIO ALL’IPOTESI DI COMPROMESSO CON I FALCHI
Theresa May e’ pronta a cercare di negoziare con l’Ue modifiche all’accordo di divorzio raggiunto a novembre che introducano garanzie “vincolanti” contro il contestato meccanismo del backsop per l’Irlanda. La premier lo ha detto alla ripresa del dibattito ai Comuni sul ‘piano B’ sulla Brexit, sullo sfondo del sostegno del governo a un emendamento ad hoc del deputato Graham Brady, mirante a ricompattare la maggioranza e a far rientrare il dissenso dei Tory brexiteer e degli unionisti nordirlandesi.
Theresa May chiede alla Camera dei Comuni di “dare un messaggio chiaro su ciò che vogliamo”, perché la Gran Bretagna ha bisogno di “un buon accordo che ci metta sulla strada di un futuro luminoso. E’ chò che i britannici vogliono”. Nel suo intervento in apertura del decisivo dibattito di oggi, la premier britannica ha assicurato il Parlamento di avere “ascoltato” il segnale inviato con la bocciatura dell’accordo negoziato con la Ue e ha chiesto un “mandato che sia il più chiaro possibile” per tornare a Bruxelles e riaprire il negoziato.
Porta chiusa di Theresa May agli emendamenti presentati dall’opposizione laburista e da alcuni singoli dissidenti Tory pro Remain in favore di un possibile rinvio della Brexit rispetto alla data del 29 marzo e contro ogni ipotesi di Brexit no deal. May ha contestato sia l’emendamento della deputata del Labour Yvette Cooper, che obbligherebbe il governo a chiedere un rinvio in caso di mancata approvazione parlamentare di un accordo entro il 26 febbraio, sia quello della colomba Tory Dominic Grieve, che mira a dare la precedenza alle proposte alternative del Parlamento rispetto a quelle dell’esecutivo nel caso in cui lo stallo attuale non si sblocchi. Per la premier entrambi in realta’ non garantirebbero di scongiurare un no deal, mentre condurrebbero di fatto a fermare la Brexit e a intaccare i poteri costituzionali del governo. No anche all’emendamento del leader laburista Jeremy Corbyn, favorevole a testare con un voto l’esistenza di ipotetiche maggioranze trasversali su una Brexit piu’ soft o sulla possibilita’ di introdurre una legislazione su un referendum bis, bollandole come incoerenti e non chiare rispetto alla reale volonta’ di Corbyn: accusato di essere stato disposto in passato di sedersi “senza precondizioni” a un tavolo con esponenti di “Ira, Hamas, Hezbollah”, ma non di voler negoziare senza precondizioni con lei sulla Brexit, e di ignorare “l’interesse nazionale”.