SONDAGGIO, 54% AUSPICA DI RIVOTARE SU ESITO NEGOZIATI
Cresce la voglia d’una Brexit “soft” fra i britannici, secondo una rilevazione aggiornata citata dal Mail on Sunday. Non solo: emerge anche un capovolgimento di percentuali sull’auspicio di un ipotetico secondo referendum, fra due anni, sull’esito finale del negoziato con Bruxelles. Stando all’ultimo sondaggio dell’istituto Survation, il 54% dei sudditi si Sua Maesta’ sarebbe ora favorevole a questa sorta di voto bis, escluso finora categoricamente dalla premier Tory, Theresa May. Mentre ben il 69% degli intervistati si dichiara contrario a una ‘hard Brexit’ che lascasse fuori il Regno pure dall’unione doganale. Fra gli elettori del Labour di Jeremy Corbyn la tendenza e’ ancora piu’ netta, anche se solo un 27% di loro pensa che la Gran Bretagna dovrebbe fare marcia indietro totale e restare nell’Ue a dispetto del referendum del 2016.
Pressing dei grandi imprenditori britannici sul premier Theresa May per una Brexit ‘soft’, leggera, che intrattenga rapporti più stretti possibili con l’Unione europea per evitare ripercussioni negative sull’economica. ”E’ tempo di riflettere su come sta il mondo dell’impresa. E’ assolutamente chiaro che per il nuovo governo la priorità deve essere l’economia”, sollecita il vce direttore generale della Confindustria britannica (Cbi) Josh Hardia, secondo il ‘Guardian’. “Il mondo dell’impresa sta suonando il campanello d’allarme sull’impatto che le restrizioni sui migranti avrebbero sull’economia”, sottolinea Peter Cheese, chief executive di Chartered Institute of Personnel and Development (Cipd).
L’industria d’Oltremanica chiede dunque con forza a Downing Street di cambiare i toni ma anche di cambiare linea ed abbandonare il ‘mantra’ della May secondo il quale ‘un mancato accordo è meglio di un cattivo accordo’. In molti sperano ancora che sia possibile una marcia indietro sulla Brexit. Per Stuart Rose, patron dei supermercati online Ocado e favorevole al ‘remain’, secondo la quale le ultime elezioni sono state come un “quasi referendum bis” contro un divorzio ‘duro’ dall’Ue, con tanto di stretta sugli ingressi e isolazionismo. Stessa linea per Karan Bilimoria, fondatrice del birrificio Cobra per la quale May oggi ha “zero credibilità”, dunque bisogna ripensare il divorzio dall’Unione. Brian McBride, presidente di Asos e Wiggle, esprime invece preoccupazione per l’impatto negativo sulle aziende legato alle restrizioni sul mercato del lavoro ed eventuali tariffe doganali.
Il governo Tory di Theresa May, “indebolito e diviso” dopo il voto dell’8 giugno “non e’ in condizioni di negoziare un buon accordo per la Gran Bretagna” nei colloqui con l’Ue sulla Brexit che scattano formalmente domani a Bruxelles. Lo scrive sul Sunday Mirror il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, secondo cui “Theresa May non ha ottenuto dall’elettorato un mandato a sostegno del suo sconsiderato approccio in base al quale ‘nessun accordo sarebbe meglio di un cattivo accordo’ per il Regno Unito”. Corbyn ritiene che May debba ora “cambiare tono”, ma non crede abbia piu’ l’autorita’ per farlo. E in alternativa offre la ricetta di un futuro, ipotetico governo a guida Labour impegnato a negoziare “un accordo finale” sul divorzio dall’Ue improntato alle “nostre priorita’: i posti di lavoro e l’economia”. Per il leader laburista, l’obiettivo deve essere mantenere per quanto possibile “i benefici del mercato unico e dell’unione doganale”, pur nel quadro di una “immigrazione regolata” e di una Brexit in cui “la liberta’ di movimento” e’ destinata a “finire”.