Hillary Clinton, secondo la media dei sondaggi effettuata da Real Clear Politics, e’ in testa in tutti i principali swing state, gli stati in bilico, fatta eccezione per Iowa e Georgia, dove Trump e’ avanti. Ma la candidata democratica guida in particolare nell’importantissima Florida (+2,4%) e pare irraggiungibile in Pennsylvania (+8,6%) e in Virginia (+7,5%). Il tycoon coglie l’occasione del caos dentro il suo partito e decide di fare ancor piu’ di testa sua: ‘E’ bello che mi siano state tolte le manette. Ora posso combattere per l’America nel modo che piace a me’.
Hillary Clinton, secondo la media dei sondaggi effettuata da Real Clear Politics, e’ in testa in tutti i principali swing state, gli stati in bilico, fatta eccezione per Iowa e Georgia, dove Donald Trump e’ avanti rispettivamente di 3,7 e 5 punti. Ma la candidata democratica guida in particolare nell’importantissima Florida (+2,4%) e pare irraggiungibile in Pennsylvania (+8,6%) e in Virginia (+7,5%).
Sembra partita chiusa anche in Colorado (+7,3%) e in tre stati della Rust Belt, dove Trump confidava di passare: l’ex segretario di stato ha un margine ampio in Michigan (+7%), Wisconsin (6,8%) e in Minnesota (+4,3%). La Clinton e’ avanti anche nel New England, feudo di Bernie Sanders: +6% in New Hampshire e +3,8% in Maine. Piu’ ristretto il vantaggio della Clinton in altri battleground state, come il Nevada (+1,4%) e il North Carolina (+2,6%), mentre nel cruciale Ohio e’ testa a testa (+0,5% per l’ex first lady). Trump sbanca invece in Missouri (+10,6%).
A 28 giorni dalle elezioni americane, dell’8novembre la candidata democratica Hillary Clinton vola nei sondaggi. Secondo l’ultimo realizzato Politico/Morning Consult a qualche ora dal duello in tv, la candidata democratica alla Casa Bianca ha vinto nettamente il dibattito: 5 punti di vantaggio sul candidato repubblicano, Donald Trump, con l’aggravante che gli elettori percepiscono i repubblicani profondamente divisi. E adesso per chiudere la partita scendono in campo il presidente Usa, Barack Obama per attirare il ‘voto nero’, e l’ex vicepresidente, Al Gore, a fianco di Hillary. In realta’ e’ tutta la ‘squadra’ democratica che scendera’ in campo oggi a fianco della Clinton, una dimostrazione di compattezza che stride con la divisione dei repubblicani: l’ex segretario di Stato e Al Gore si ritroveranno all’universita’ Miami Dade, l’aspirante ‘first husband’ Bill sara’ anche lui in Florida. E lo stesso Obama scendera’ in campo in Carolina del Nord, a Greensboro. Sedici anni fa, Al Gore perse le elezioni presidenziali proprio in Florida per 537 voti. Da allora si e’ dedicato alle battaglie ambientaliste. Oggi, dopo la bruciante sconfitta del 2000, Al Gore torna proprio nello Stato che sanci’ la sua sconfitta: una ‘carta’ giocata per conquistare il voto dei giovanissimi, i ‘millennials’, quelli che erano bambini nell’anno in cui perse le elezioni; e che finora hanno preferito l’idealismo di Bernie Sanders rispetto al freddo pragmatismo della candidata democratica. La location scelta per la ‘rentree’ e’ tutt’altro che casuale. La Florida non e’ solo lo Stato appena fustigato dall’uragano Matthew, ma e’ anche una delle zone del Paese piu’ a rischio per la crescita del livello del mare. L’uomo che fu il vice presidente di Bill Clinton tra il 1993 e il 2001 perse le elezioni proprio in Florida, tra l’altro in maniera decisamente caotica: il risultato era cosi’ ravvicinato che fini’ dinanzi la Corte Suprema la quale, 35 giorni dopo le elezioni, alla fine dichiaro’ presidente George W. Bush. E il fattore determinante alla sua sconfitta fu il fatto che Ralph Nader, il candidato dei Verdi, aveva drenato oltre 97.421 preferenze. Non e’ chiaro se Gore fara’ riferimento esplicito a Nader, ma certo la sua sola presenza sara’ un allerta agli elettori che pensano di votare la candidata dei Verdi, Jill Stein, o il Libertario, Gary Johnson, entrambi che pescano voti nel bacino della Clinton. Intanto Wikileaks ha diffuso un’altra ondata di e-mail, circa 2mila, partite dall’account di quello che oggi e’ il responsabile della campagna di Hillary Clinton, John Podesta: e-mail che in realta’ non sembrano rivelare altro che il confronto, giorno dopo giorno, degli uomini che erano attorno all’allora segretario di Stato. Lo staff elettorale della Clinton si e’ limitata a liquidare Trump come il “cheerleader di Putin”. “La tempistica dimostra che anche Putin sa che Trump ha avuto un brutto week-end e un brutto dibattito”.
“E’ bello che mi siano state tolte le manette. Ora posso combattere per l’America nel modo che voglio io”: cosi’ Donald Trump ancora su Twitter, a proposito degli sviluppi delle ultime ore che hanno gettato il partito repubblicano nel caos.
Donald TRUMP si scaglia su Twitter contro Paul Ryan, lo speaker repubblicano della Camera che ieri ha detto di non voler più fare campagna per il candidato repubblicano. “Il nostro leader debole e inefficace, Paul Ryan, ha avuto una brutta conference call con i partecipanti che si sono infuriati per la sua slealtà”, ha twittato TRUMP riferendosi a quando Ryan ha informato i deputati della sua scelta. Poco prima TRUMP aveva postato un altro Tweet contro Ryan e tutti gli altri repubblicani che gli stanno ritirando il loro appoggio: “E’ difficile fare bene quando Paul Ryan e gli altri ti danno zero sostegno”.