L’Italia non riesce a superare la crisi: quest’anno il Pil dovrebbe aumentare dell’1% (rispetto all’1,1% previsto in ottobre), mentre nel 2018 la crescita rallenta allo 0,8% contro una prima stima dell’1,2%. E’ il quadro tracciato dall’ufficio studi Confcommercio, secondo il quale i consumi di fatto sono in stagnazione. Secondo l’organizzazione, l’Italia si conferma penultima in Europa per crescita dal 2014 a oggi, con l’incubo di venire sorpassata l’anno prossimo anche dalla Grecia. Allarme riduzione credito bancario alle imprese: dal 2011 persi 120mld.
Proseguono gli elementi di incertezza nel quadro economico italiano per il prossimo biennio e in questa situazione, l’unica ricetta possibile e’ l’attesa. E’ questo il quadro disegnato dalla ricerca realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio e presentata oggi nel corso del Forum di Confcommercio appena apertosi a Cernobbio. Il quadro macroeconomico disegnato da Confcommercio, prevede un 2017 in linea con il 2016, con la marginale correzione di un decimo di punto alla crescita del Pil fino all’1,1%, con un leggero rallentamento invece nel 2018, quando il Pil calera’ allo 0,8%. Grazie agli incentivi e alle agevolazioni, gli investimenti crescerebbero moderatamente di piu’ rispetto al 2016 (2,7%) e il contributo della domanda estera sarebbe positivo. I consumi, gia’ in rallentamento nell’ultima parte del 2016, confermerebbero la tendenza nell’anno in corso, esibendo una crescita frenata (+0,8%), perdurando un atteggiamento prudente da parte delle famiglie, che si concretizzerebbe con una maggiore propensione al risparmio. La scarsa fiducia ha spinto al ribasso anche la propensione al consumo, cosi’ che, nel biennio 2017-18, sara’ impossibile replicare il buon risultato del +1,4% registrato lo scorso anno. In realta’, le conseguenze si manifesteranno gia’ in questo 2017, con il rallentamento dell’occupazione (solo +0,6%) e la ripresa dell’inflazione. Un impatto negativo nella modestissima crescita del Pil ce l’ha la riduzione del credito bancario.
Nel quinquennio 2011-2016 il credito bancario e’ diminuito del 117,8% per le imprese, in termini assoluti da 893 miliardi di euro e’ passato a 776 miliardi. Questa restrizione creditizia e’ diventata quasi invalicabile soprattutto per le aziende del Mezzogiorno e per le microimprese. “Nel 2014 a causa della restrizione creditizia, le nostre imprese hanno perso il 5% del valore aggiunto – ha commentato il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio Mariano Bella -. Sappiamo che non e’ sempre colpa delle banche, ma il credito riveste un ruolo determinante nella crescita e quindi bisogna lavorare su questo cooperando con le banche”.
In particolare sull’offerta di credito per le imprese, Confcommercio sottolinea che “il credit crunch c’è e si vede” perché si passa dal 60% medio del biennio 2009-2010 al 38% attuale. “È vero che c’è stato un recupero rispetto ai minimi del 2013, ma siamo lontani dalla normalizzazione delle condizioni, con il risultato complessivo che oggi, rispetto a otto anni fa, la percentuale di imprese finanziate pienamente si è pressoché dimezzata”, precisa l’Ufficio studi, che parla addirittura di “discriminazione” sulle imprese più piccole. Gli economisti dell’associazione spiegano che “è facile evidenziare come solo l’11% di quelle fino a 9 addetti, le micro-imprese vere e proprie, vengano soddisfatte in termini di credito, mentre per le grandi imprese (cioè 249 addetti e oltre) l’incidenza si quadruplichi, come testimonia il 41% delle richieste pienamente accolte”.