Si è concluso a tarda notte il Consiglio Europeo di Bruxelles, con un bilancio che la Premier Giorgia Meloni definisce di “piena soddisfazione”. Tra le tensioni per il conflitto nel Golfo e le trattative economiche, l’Italia incassa punti decisivi su energia e migrazione, pur frenando sulle ipotesi di un intervento militare immediato.
Al termine della maratona diplomatica, la Presidente del Consiglio ha chiarito la posizione italiana sui dossier più caldi, distinguendo nettamente tra la difesa della libertà di navigazione e l’ingresso in un conflitto aperto.
1. Il “Giallo” di Hormuz: Solo post-conflitto
Meloni ha spento le indiscrezioni su un intervento armato nello Stretto:
- No alla forza: «Nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco», ha precisato la Premier.
- Il contributo italiano: L’Italia, insieme agli altri 5 partner (UK, Francia, Germania, Giappone, Olanda), offrirà supporto per garantire il passaggio sicuro solo in una fase post-conflitto e “in accordo con le parti”. L’obiettivo è puramente difensivo e legato alla stabilità commerciale futura.
2. Vittoria sull’Energia: Ok al “Decreto Bollette”
È il risultato più concreto portato a casa da Roma. Dopo una lunga discussione, l’Italia ha ottenuto l’inserimento nelle conclusioni UE della possibilità di adottare misure nazionali urgenti per mitigare i prezzi dell’elettricità.
- Da lunedì al lavoro: La Commissione, per bocca di Ursula von der Leyen, ha confermato l’apertura a consultazioni specifiche per risolvere le “asimmetrie” italiane.
- Ets: Meloni è “confidente” nel via libera al decreto bollette nazionale, che agirà sulle componenti del prezzo, incluso il sistema delle quote di emissione (Ets). La revisione strutturale dell’Ets resta fissata per il Consiglio di giugno.
3. Migranti: Il “Modello 2015” non deve tornare
L’appello di Meloni sulla prevenzione delle ondate migratorie dal Medio Oriente è stato accolto.
- Conclusioni UE: Il documento finale contiene un riferimento esplicito alla necessità di rafforzare i confini esterni per prevenire crisi migratorie di massa, imparando dagli errori del 2015.
4. Lo stallo Ucraina e il Veto di Orban
Unico punto nero della giornata: il blocco del prestito da 90 miliardi a Kiev a causa del veto di Ungheria e Slovacchia.
- La mediazione: Meloni si è offerta come mediatrice tra Budapest e Bruxelles. La soluzione, secondo la Premier, passa per la flessibilità: la riapertura dell’oleodotto Druzhba in cambio dello sblocco dei fondi. «La situazione è risolvibile, ma serve disponibilità da entrambe le parti», ha dichiarato.