D’ALEMA CONTRIBUÌ IN MODO DECISIVO A SEGARE ULIVO. CONTRO DI ME IL FUOCO AMICO DENTRO E FUORI PD
“Quando Mario Monti o Enrico Letta dicono ‘Renzi ha avuto più flessibilità di noi’, dicono il giusto. Perché noi la flessibilità ce la siamo presa, conquistata con sudore, fatica e voti. Ma questo non significa che noi abbiamo avuto più margini di bilancio, anzi: è vero il contrario”. Matteo Renzi rivendica i risultati attivi del suo governo, in un estratto del libro “Avanti” pubblicati dal “Corriere della Sera”.
“Sui quotidiani di oggi ci sono alcune anticipazioni del libro ‘Avanti’ che uscira’ mercoledi’ prossimo. Poco gossip politico e molto spazio alle idee, ai contenuti, alle proposte. Segnalo in particolar modo la nostra proposta anticipata dal Sole 24 Ore per un ‘Ritorno a Maastricht’ che porterebbe a una diminuzione di almeno (almeno) trenta miliardi di euro di tasse in Italia e che proseguirebbe il lavoro sulla flessibilita’ iniziato dal Governo dei MilleGiorni. Cambierebbe la vita alle piccole imprese, alle famiglie, a chi non ce la fa”. Lo scrive su facebook Matteo Renzi, segretario Pd. “Sono felice- aggiunge- di poter discutere di idee e non di antipatie personali o polemiche vecchio stile. E mi piace pensare che i tanti che criticheranno il libro – magari dopo averlo letto, senza fermarsi ai titoli – ci aiuteranno a fare meglio per l’Italia e per gli italiani”. “E per chi ama leggere- continua- tra le tante cose di oggi sui quotidiani lasciatemi segnalare uno strepitoso articolo di Alessandro Baricco ‘La bellezza di essere Roger Federer’. Gli amanti del tennis, e non solo, apprezzeranno. Buona domenica, amici”.
“Com’è possibile? – domanda l’ex premier – Monti approva il Fiscal compact, il Patto di bilancio europeo, nel 2012. Solo che, sorpresa!, quelle regole draconiane non valgono per lui, ma solo per i suoi successori, perché le norme entreranno in vigore dal 2015, non subito. Nei fatti, sono un regalino affettuoso ai posteri”. “Così, i vincoli di bilancio che hanno i governi dei miei predecessori sono ancora quelli dei vecchi parametri di Maastricht: per esempio, prevedono che il deficit non superi il 3% del Pil. Sia il governo Monti che quello Letta si attestano su quella cifra. Il mio governo, invece, scenderà fino al 2,3%: quindi noi abbiamo molti margini di spesa in meno di quelli che sono stati concessi a Monti e Letta. Di fatto, siamo più rigorosi di chi ci ha preceduto”.
“In un duro scontro in Senato – continua Renzi – Monti mi ha rimproverato di non saper trattare con gli altri leader europei. Se trattare significa cedere sul Fiscal compact o sulle banche, è vero: non so trattare come ha fatto lui. Ma fatico a considerarlo un errore. I governi precedenti si sono fatti imporre il Fiscal compact, noi ci siamo presi la flessibilità”. “I governi precedenti hanno messo le clausole di salvaguardia, noi abbiamo abbassato le tasse. I governi precedenti hanno firmato il Trattato di Dublino sui richiedenti asilo, noi abbiamo proposto il Migration compact. I governi precedenti hanno prodotto precarietà. Noi abbiamo prodotto il Jobs Act”, conclude il segretario del Pd.
“Oggi viene evocata la stagione dell’Ulivo da parte di leader politici che allora stavano contro l’Ulivo. O dall’esterno, in Rifondazione comunista come Giuliano Pisapia. O dall’interno, a cominciare da Massimo D’Alema, che quell’Ulivo contribui’ in modo decisivo a segare”. Lo scrive il segretario del Pd, Matteo Renzi, nel libro ‘Avanti’, nelle anticipazioni pubblicate su ‘La Repubblica’. “In nome dell’unita’- aggiunge- si pratica la scissione; dall’alto dei salotti si parla di poverta’ ignorando quale governo abbia finanziato le prime misure sulla poverta’ educativa e sul reddito di inclusione; ignorando la storia, si vive di amarcord. Le alleanze in politica non devono certamente essere un tabu’. Pero’ si fanno sui contenuti, non sulle simpatie o antipatie. Si fanno per qualcosa, non contro qualcuno. E si fanno se c’e’ una legge elettorale che lo consente o lo suggerisce, non per accontentare qualche nostalgico cantore di un passato che non e’ mai esistito se non nelle ricostruzioni edulcorate del giorno dopo”. “Quello che stupisce di piu’ che lascia senza parole- dice ancora Renzi-, e’ che il cannoneggiamento esterno talvolta puo’ avvalersi anche del fuoco amico. Quando la sinistra italiana vede che qualcosa inizia a funzionare subito scatta il meccanismo dell’autodistruzione, una vocazione suicida che e’ incomprensibile ai piu’ ma che assume le forme di un logoramento costante della leadership e di una polemica quotidiana su tutto”. “Fuoco amico- prosegue- e’ anche quello di chi un tempo, quando vinceva i congressi, teorizzava la necessita’ di sentirsi tutti parte della stessa ditta. E, quando invece i congressi ha iniziato a perderli, non ha mai smesso un solo giorno di contestare e criticare il nuovo gruppo dirigente”.
“Stare dentro i parametri di Maastricht sembrava un’impresa quasi impossibile, al punto che quando l’Italia raggiunse quel traguardo per molti fu festa grande. Oggi Maastricht – paradossalmente – ha cambiato significato. L’avvento scriteriato del Fiscal compact nel 2012 fa del ritorno agli obiettivi di Maastricht (deficit al 3% per avere una crescita intorno al 2%) una sorta di manifesto progressista”. Cosi’ Matteo Renzi, segretario Pd, in un passaggio del suo nuovo libro ‘Avanti’, anticipato oggi dal ‘Sole 24 Ore’. “Noi pensiamo- aggiunge- che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine. Un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita piu’ forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno gia’ studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potra’ essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%. Cio’ permettera’ al nostro paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita”.
“Quello che stupisce di più che lascia senza parole, è che il cannoneggiamento esterno talvolta può avvalersi anche del fuoco amico. Quando la sinistra italiana vede che qualcosa inizia a funzionare subito scatta il meccanismo dell’autodistruzione, una vocazione suicida che è incomprensibile ai più ma che assume le forme di un logoramento costante della leadership e di una polemica quotidiana su tutto”. Lo scrive Matteo Renzi nel capitolo del suo libro “Avanti”, dedicato al futuro della sinistra, in un estratto pubblicato da ‘la Repubblica. “Fuoco amico – insiste il segretario Pd – è anche quello di chi un tempo, quando vinceva i congressi, teorizzava la necessità di sentirsi tutti parte della stessa ditta. E, quando invece i congressi ha iniziato a perderli, non ha mai smesso un solo giorno di contestare e criticare il nuovo gruppo dirigente”. “Oggi – scrive ancora Renzi – viene evocata la stagione dell’Ulivo da parte di leader politici che allora stavano contro l’Ulivo. O dall’esterno, in Rifondazione comunista come Giuliano Pisapia. O dall’interno, a cominciare da Massimo D’Alema, che quell’Ulivo contribuì in modo decisivo a segare”. “In nome dell’unità si pratica la scissione; dall’alto dei salotti si parla di povertà ignorando quale governo abbia finanziato le prime misure sulla povertà educativa e sul reddito di inclusione; ignorando la storia, si vive di amarcord. Le alleanze in politica non devono certamente essere un tabù. Però si fanno sui contenuti, non sulle simpatie o antipatie. Si fanno per qualcosa, non contro qualcuno. E si fanno se c’è una legge elettorale che lo consente o lo suggerisce, non per accontentare qualche nostalgico cantore di un passato che non è mai esistito se non nelle ricostruzioni edulcorate del giorno dopo”.