A Lussemburgo i ministri degli Esteri condannano Ankara e applicano sanzioni sulle trivellazioni nella zona economica esclusiva di Cipro, ma sugli armamenti rimandano le decisioni ai singoli Stati. Di Maio va avanti e, come gia’ la Germania, annuncia: applicheremo lo stop con un atto interministeriale. Si muove anche il ministro dello Sport Spatafora: spostiamo la finale Champions League in programma a Istanbul il 30 maggio.
Di Maio annuncia il varo di atti amministrativi e legislativi. Per fermare l’escalation, però, insiste su una soluzione diplomatica. “L’Europa parla con una voce sola”, assicura. “Tutti gli Stati condannano quello che la Turchia sta facendo nel territorio siriano e soprattutto tutti gli stati membri si sono impegnati tutti a bloccare l’export degli armamenti”.
La Farnesina adotterà “un decreto ministeriale con cui si bloccherà l’export di armamenti verso la Turchia”. Secondo i dati presenti nella “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” del Senato, aggiornata al 2018, la Turchia è il terzo paese destinatario per la vendita di armamenti da parte dell’Italia (con 362,3 milioni di euro), dopo il Qatar (che al 2018 si conferma al primo posto con 1,9 miliardi di euro) e il Pakistan (con 682,9 milioni di euro). Confrontando inoltre i dati con gli anni precedenti (il rapporto in questione analizza il periodo 2013-2018), l’export di armamenti verso Ankara ha registrato un forte incremento: nel 2013 si parla di 11,4 milioni di euro; nel 2014 l’export registrato è di 52,5 milioni di euro; nel 2015 il dato cresce a 128,8 milioni; nel 2016 si attesta un ulteriore aumento a 133,4 milioni di euro; mentre si registrano 266,1 milioni di euro nel 2017.
I deputati del Movimento cinque stelle in commissione Esteri, in una nota, sottolineano: “la strada per riportare la pace nel nord est della Siria deve passare necessariamente per un blocco dell’export delle armi italiane verso la Turchia. Il decreto annunciato oggi dal ministro degli Esteri Di Maio – aggiungono – e’ un importante segnale che permette all’Italia di prendere ancora una volta una posizione netta contro la guerra voluta dal presidente ErdoÄŸan. Come ha ricordato il ministro Di Maio tutti i Paesi europei hanno gia’ manifestato il loro impegno per fare fronte comune nello stop all’export di armi verso la Turchia per fermare la violenza in quella regione gia’ cosi’ provata da anni di conflitti e dalla minaccia del terrorismo”.
Per l’Unione comunque, la Turchia rimane “un partner chiave” e “un attore di fondamentale importanza nella crisi siriana e nella regione”. E l’eventualita’ che l’avvio di una escalation in Siria possa portare a una nuova ondata di profughi verso il continente resta una delle principali preoccupazioni dell’Ue. Per questo l’Europa fa sapere che “resta impegnata nei suoi sforzi per la gestione della crisi umanitaria dei rifugiati alla luce delle necessita’ che emergeranno”. La pressione di Bruxelles si fa sentire in parte anche sul fronte sanzioni: i ministri degli Esteri hanno deciso di mettere in piedi “un regime quadro di misure restrittive” contro la Turchia, ma relativamente alle trivellazioni illegali nella zona economica esclusiva di Cipro, e non legato alla questione siriana. Il Consiglio ha incaricato Federica Mogherini, di “presentare rapidamente proposte” per il ‘quadro sanzionatorio’ che potrebbe portare presto a delle sanzioni effettive contro Ankara