Stop a reddito e pensione di cittadinanza per chi ha subito una misura cautelare personale, “anche adottata all’esito di convalida dell’arresto o del fermo”, o una condanna “anche con sentenza non definitiva”. Lo prevede un emendamento al decretone presentato dalle relatrici Dalila Nesci (M5S) e Elena Murelli (Lega). La sospensione vale anche per i latitanti o per chi “si e’ sottratto volontariamente all’esecuzione della pena”.
I reati per i quali e’ prevista la sospensione del reddito e della pensione di cittadinanza, anche con una sentenza non definitiva, sono quelli di tipo mafioso o terroristico e la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per gli stessi reati il testo del provvedimento approvato dal Senato prevedeva la sospensione dell’erogazione del reddito di cittadinanza solo in presenza di sentenza definitiva. L’emendamento depositato alla Camera dalle relatrici prevede che “nel primo atto in cui e’ presente l’indagato o l’imputato, l’autorita’ giudiziaria lo invita a dichiarare se beneficia del reddito di cittadinanza. Ai fini della loro immediata esecuzione, i provvedimenti di sospensione sono comunicati dall’autorita’ giudiziaria procedente, entro il termine di 15 giorni dalla loro adozione, all’Inps che provvede all’inserimento nelle piattaforme” informatiche in capo a Mise e Anpal “che hanno in carico la posizione dell’indagato o imputato o condannato”. La sospensione “puo’ essere revocata dall’autorita’ giudiziaria che l’ha disposta quando risultano mancare anche per motivi sopravvenuti le condizioni che l’hanno determinata”. Le risorse derivanti dallo stop sono riassegnate al Fondo di rotazione per la solidarieta’ alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura.