Un nuovo reddito di inclusione destinato, non piu’ solo alle famiglie in difficolta’ ma anche ai lavoratori che perdono il posto e cercano nuova occupazione; riforma del catasto; privatizzazioni, coinvolgendo Cdp. Potrebbero essere questi i punti chiave del Piano nazionale delle riforme, parte integrante del Def in arrivo al Cdm di martedi’. La Commissione Ue, intanto, ha dato il via libera alla richiesta italiana di estendere il meccanismo dello split payment dell’Iva, che obbliga la Pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’erario l’Iva sulle fatture emesse dai propri fornitori.
Stretta finale al Tesoro su Def e manovra attesi insieme in Consiglio dei ministri martedì. Nel Programma nazionale di riforme da allegare al Documento di economia e finanza, resta il piano di privatizzazioni (come indicato dallo stesso Padoan) ma potrebbe saltare la revisione del catasto. Il programma prefigurato nel documento di Economia e finanza, Pnr incluso, e il menù della correzione da 3,4 mld di euro saranno frutto di un compromesso che tenga conto di quanto emerso nell’incontro tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e i deputati Pd, e nei contatti con l’ex premier Matteo Renzi, contrari ad avanzare tout court su privatizzazioni e catasto.
E in base all’ultimo aggiornamento, nel Def verrà indicato l’impegno nel 2018 a procedere con le dismissioni di quote del Tesoro nelle partecipate pubbliche, in linea di principio comunque, perché si vedrà poi nel corso del prossimo anno se il piano verrà attuato nel concreto. In fondo anche lo scorso anno era messo nero su bianco ma è stato di fatto disatteso. La novità dei provvedimenti in stesura potrebbe essere invece l’ennisima uscita di scena della revisione degli estimi catastali. Ripescata di recente sotto il pressing di Bruxelles e dell’Ocse la riforma del catasto, osteggiata dal Pd, potrebbe infatti tornare in soffitta.
Un dietrofront che non stupirebbe visto l’alto rischio impopolarità di una riforma che andando a rivedere le rendite immobiliari impatterebbe sulla tassazione sulla casa in un anno elettorale, non con un incremento per le casse dello Stato perché si farebbe a parità di gettito, ma con una redistribuzione tra centro e periferia, che pur fatta in nome di una maggiore equità alzerebbe un polverone di polemiche come in tutti i casi di rimodulazione dei prelievi fiscali. Intanto in vista delle stime del Def per il 2017 è sempre più accreditata l’ipotesi di una lieve revisione al rialzo del pil all’1,1%, rispetto all’1% nell’ultima stima del governo; il deficit strutturale al 2,2% inclusa la manovra correttiva, al 2,4% senza. Dovrebbe restare invariata la stima di crescita per il 2018 all’1,3%. Quanto al disavanzo per il prossimo anno, sono già in corso i negoziati con l’Europa: nel Def potrebbe essere rivisto al rialzo all’1,5% del pil contro l’1,2% precedente, per poi rialzarlo ulteriormente tra l’1,8%-2% in Legge di Bilancio in autunno. Ma su questo fronte è in corso la trattativa con la Commissione europea, anche nel quadro della revisione della matrice, ovvero i parametri per stabilire il percorso dei paesi membri verso il pareggio di bilancio.