Di Maio scrive all’Avvocatura dello Stato per chiedere se ci siano i presupposti per revocare la gara sull’ Ilva aggiudicata ad ArcelorMittal oppure no. E nei giorni di Ferragosto, fa sapere, il governo prendera’ le relative decisioni. Conte: ci sono irregolarita’, e Di Maio ha dovuto procedere in autotutela.
Con l’invio della lettera, con richiesta di parere, all’Avvocatura dello Stato da parte del ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio – lettera il cui contenuto e’ stato reso noto oggi sul sito del Mise -, si compie un altro passaggio della complicata vicenda Ilva. Cosi’ come e’ avvenuto nei giorni scorsi con l’Autorita Anticorruzione, Anac, anche con l’Avvocatura dello Stato l’oggetto della richiesta di Di Maio riguarda la regolarita’ e la legittimita’ della gara che a giugno 2017, a chiusura di una lunga procedura iniziata a gennaio 2016 con il lancio del bando e la raccolta delle manifestazioni di interesse, ha portato all’aggiudicazione dell’Ilva ad Am Investco, societa’ tra la multinazionale Arcelor Mittal, in maggioranza, e il gruppo Marcegaglia. A seguito dei rilievi di criticita’ riscontrati dall’Anac, Di Maio ora chiede all’Avvocatura un parere “circa la effettiva sussistenza di ragioni di interesse pubblico tali da legittimare l’eventuale annullamento d’ufficio” della gara in questione. L’intenzione di interpellare l’Avvocatura dello Stato il ministro l’ha esplicitata gia’ da diversi giorni e l’ha confermata anche ad Arcelor Mittal, commissari Ilva e sindacati, convocati al Mise per la ripresa della trattativa sugli aspetti occupazionali di Ilva. Trattativa, questa, ferma da fine maggio e ancora lontana dal traguardare un accordo. E’ di cinque pagine la lettera inviata dal ministro all’Avvocatura. Parte dalla lettera che gli ha inviato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano – che gli ha segnalato le “criticita’” nella gara di Ilvasuggerendogli, altresi’, di rivolgersi all’Anac per gli accertamenti del caso -e prosegue rammentando che il ministro ha interpellato l’Anac a stretto giro, l’11 luglio, mentre la risposta dell’Autorita’ e’ giunta il 19 luglio. Di Maio, nei confronti dell’Avvocatura, si sofferma sui tre aspetti evidenziati all’Anac: il fatto di non riaprire i termini della gara di aggiudicazione, visto che i termini temporali avevano subito un “consistente ampliamento”, riapertura che avrebbe consentito ad altri soggetti di presentare una propria offerta a seguito del mutato quadro di riferimento; il “possibile mancato rispetto” da parte della cordata aggiudicataria, Am Investco, di alcune scadenze temporali intermedie; infine, la decisione di non dare luogo ad una o piu’ fasi di rilancio delle offerte.
Sulla questione del rilancio, pero’, va detto che l’Avvocatura dello Stato si e’ gia’ pronunciata a giugno 2017 su richiesta dell’allora ministro Carlo Calenda. Infatti, appresa l’offerta di Am Investco pari a 1,8 miliardi come prezzo di acquisto dell’Ilva, l’altra cordata in gara, Acciaitalia, con Jindal e Cassa Depositi e Prestiti, rilancio’ e propose per l’acquisto, anziche’ un miliardo e 200milioni, un miliardo e 850 milioni. Calenda chiese allora all’Avvocatura se i rilanci erano possibili ma l’Avvocatura disse no, affermando che la procedura di gara non lo consentiva. Dal canto suo, l’Anac ha confermato l’esistenza di “criticita’” nella gara per Ilva, ma ha anche detto che il parere espresso non poteva essere usato per un’eventuale revoca della gara e che, in ogni caso, toccava al Mise, e non all’Anac, decidere se la gara andava annullata qualora fosse stato violato, nel corso dalla procedura, l’interesse pubblico generale. Tre sono stati i quesiti posti da Di Maio all’Anac e altrettanti quelli posti adesso all’Avvocatura dello Stato. Anzitutto, la legittimita’ o meno di alcune disposizioni di legge relative al fatto che le condotte poste in essere dai commissari di Ilva, dal soggetto acquirente o affittuario e dai soggetti loro delegati nell’attuazione del piano ambientale “non possono dare luogo a responsabilita’ amministrativa o penale” poiche’ costituiscono “adempimento delle migliori tecniche le preventive in materia ambientale, e al fatto che questa disciplina e’ prorogata di ulteriori 18 mesi rispetto delle scadenze iniziali del piano ambientale: 30 giugno 2017. Diciotto mesi che decorrono a partire dall’entrata in vigore del Dpcm con le modifiche relative allo stesso piano ambientale, Dpcm approvato a fine settembre 2017. Di Maio chiede poi all’Avvocatura – secondo quesito – se ci sono preclusioni normative circa il trasferimento, a seguito di aggiudicazione, di complessi aziendali in cui insistono impianti sotto sequestro ed e’ il caso dell’Ilva di Taranto. Infine, terzo quesito all’Avvocatura il fatto che nel comitato di sorveglianza del Mise, che ha vigilato sulla procedura e la gara, vi fosse, in rappresentanza dei creditori, un componente designato da una delle societa’ della cordata che ha vinto la gara aggiudicandosi l’Ilva.
Non e’ noto quanto tempo servira’ all’Avvocatura per pronunciarsi sulla richiesta di Di Maio. L’Anac, per esempio, lo fece in pochi giorni ma non si puo’ stabilire, per ora, se l’Avvocatura avra’ bisogno di un tempo maggiore o minore. Si vedra’ in che misura influira’ il parere dell’Avvocatura se dovesse iscriversi nello stesso solco dell’Anac, ovvero confermare le “ciriticita’” della gara. Cosi’ come si tratta di vedere se le “criticita’” saranno ritenute dall’Avvocatura vere e proprie illegittimita’. Nei giorni scorsi fonti vicine ai commissari Ilva, l’ex ministro Calenda e Arcelor Mittal hanno confermato la regolarita’ della procedura osservata, il rispetto della legge, e hanno inoltre rilevato come la gara per l’Ilva sia stata molto “attenzionata” nei suoi vari passaggi, compreso l’esame dell’Unione Europea che si e’ pronunciata a maggio attraverso l’Antitrust (espresso parere favorevole all’acquisizione dell’Ilva da parte di Mittal a condizione di dismettere altri impianti in Europa per non violare le regole della concorrenza e l’equilibrio di mercato). L’altro giorno, spiegano fonti sindacali, Di Maio ha detto nel vertice al Mise che anche se l’Avvocatura dovesse esprimere rilievi negativi in merito alla gara, sarebbe problematico annullarla in autotutela sia per l’esistenza di una serie di vincoli, sia per il rischio di andare incontro ad un rilevante contenzioso da parte di Mittal. Probabile, allora, che il verdetto dell’Avvocatura – qualora dovesse stabilire che la gara, come dice Di Maio, e’ stata “un pasticcio” – sia usato dallo stesso ministro in modo diverso, ovvero, come ipotizzato, per inoltrare una denuncia alla Procura della Repubblica. In questo caso le eventuali responsabilita’ sarebbero materia di indagine giudiziaria e non toccherebbero gli esiti della gara. Anche perche’ Di Maio, nei confronti di queste settimane con le parti, ha attribuito l’eventuale responsabilita’ degli atti di gara alla parte politica – e quindi al Governo precedente – ed ha salvato l’investitore privato, a cui ha riconosciuto una buona, leale e continua interlocuzione. In definitiva, pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato, valutazioni conseguenti del ministro e ripresa della trattativa occupazionale sono i nodi ancora da sciogliere. “Lavoreremo anche ad agosto” ha dichiarato Di Maio. E Mittal, giorni fa, ha salutato positivamente la ripresa del dialogo con i sindacati con l’incontro al Mise, dichiarandosi disponibile alla definizione di nuove ipotesi di lavoro. Soprattutto sull’occupazione, dove le distanze tra le parti restano (ma anche l’aspetto ambientale non convince ancora il ministro). Questo, ha commentato Mittal, al fine di reincontrarsi a breve “su basi piu’ efficaci”.
ILVA, SPUNTA IL ‘PIANO B’ DI DI MAIO. ‘MA ATTENDO AVVOCATURA’. SCONTRO SULL’IVA, LEGA E 5S ASSICURANO CHE NON CI AUMENTERA’
Spunta un ‘piano B’ per l’Ilva. A dirlo e’ Di Maio, che pero’ vuole attendere il parere dell’Avvocatura prima di rivelarlo. Intanto il vicepremier, assieme a Salvini, assicura che non ci saranno aumenti dell’Iva, ma tagli agli sprechi, e il bonus da 80 euro voluto da Renzi non sara’ tolto. Il ministro dello Sviluppo confida anche di ottenere dalla Ue maglie larghe.