LA RIPRESA PROCEDE MA E’ RALLENTATA DA RIFORME LENTE
La Bce conferma il piano di quantitative easing a 60 miliardi di euro mensili, sottolineando di essere pronta ad ampliarlo “di entita’ o durata” in caso di peggioramento dell’economia. I rischi sulla crescita dell’area euro sono in gran parte bilanciati, ma la ripresa che procede – ha detto Mario Draghi – e’ rallentata dal lento tasso delle riforme. “Dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando” una “ripresa robusta”: ora “dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano”. Nel primo trimestre 2017, intanto, il debito italiano sale al 134,7%, e si conferma il piu’ alto dell’Ue dopo la Grecia.
Niente. Non e’ successo niente e, probabilmente, non succedera’ niente nemmeno nell’immediato futuro. DRAGHI e’ andato anche oltre le attese degli analisti che avevano gia’ messo nel conto un nulla di fatto per la riunione del consiglio direttivo della Bce di oggi. Il presidente della Bce ha spiegato infatti che non solo non ci sono variazioni all’orizzonte ma quelle previste vanno nella direzione contraria delle attese. Significa che i tassi resteranno a zero e gli acquisiti di titoli di Stato non solo non verranno interrotti ma, se serve, riprenderanno con forza. Significa che la Bce potrebbe addirittura aumentare gli acquisti di bond, che ora avvengono al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. Nulla e’ sicuro in ogni caso. Se ne parlera’ a partire da settembre. Nel corso della conferenza stampa, DRAGHI ha dichiarato che la ripresa si sta rafforzando in Eurolandia, mentre i rischi di crescita sono bilanciati. Ma sull’inflazione pesano i bassi prezzi dell’energia. Pertanto, se sara’ necessario, DRAGHI ha ripetuto che la Bce e’ pronta a incrementare il Qe. Il numero uno della Bce ha quindi rivelato che il comunicato e’ stato approvato all’unanimita’ dal Consiglio direttivo.
Il presidente della Bce ha spiegato che la linea non e’ diversa da quella gia’ esposta a Sintra e a Tallin che invece aveva generato un po’ di equivoci. La ripresa dell’eurozona “si rafforza ed e’ sempre piu’ diffusa” in tutte le regioni e i settori. Gli ultimi dati mostrano che la crescita “continuera’ solida e ad ampia base nel prossimo futuro”. Ora “dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano”. E’ dunque ancora necessario un grado sostanziale di accomodamento monetario per favorire una ripresa dell’inflazione. Gli acquisti di bond e titoli di Stato sono confermati fino a fine anno o oltre. DRAGHI ha anche ipotizzato un eventuale aumento di quantita’ qualora lo scenario economico finanziario fosse meno favorevole. La Bce e’ “pronta ad aumentare gli acquisti nella loro dimensione e nella loro durata”. DRAGHI ha sottolineato che “l’inflazione non e’ ancora dove vorremmo e dovrebbe essere” ma e’ “fiducioso che arriveremo” vicini al 2%. Ed e’ stato chiaro nel dire che “non c’e’ una data” precisa su quando considerare cambi al programma di stimoli: “Servono ancora molte informazioni che non abbiamo oggi, c’e’ ancora molta incertezza e non possiamo prendere questa decisione in assenza di una piena informazione”. E la decisione di non avere una data e’ stata presa all’unanimita’. I mercati pero’ non si fanno illusioni e sono convinti che in autunno la situazione potrebbe cambiare radicalmente. L’euro si e’ cosi’ spinto fino a quota 1,16, mentre le Borse hanno ingranato la retromarcia. In realta’ le idee degli investitori sono abbastanza confuse.
La riprova sulle obbligazioni. Il rendimento dei Btp a dieci anni e’ tornato giu’ al 2,12%, e lo spread e’ calato a 158 punti. Milano ha terminato le contrattazioni in ribasso dello 0,19% e le banche hanno registrato un andamento contrastato. La confusione dei mercati si spiega con gli equivoci degli ultimi giorni. Dopo l’infortunio di pochi giorni fa a Sintra, in cui pronuncio’ un discorso che i mercati interpretarono come l’annuncio di un inizio anticipato dell’uscita dalla politica monetaria ultraespansiva, DRAGHI si e’ fatto particolarmente cauto. A Francoforte l’incubo e’ l’indecisione del 2013, quando la Federal Reserve gesti’ male l’uscita dal suo piano, creo’ scompiglio sui mercati e fu costretta a una complicata marcia indietro. La pressione da parte di alcuni Paesi, come la Germania, si fa forte, e per questoDRAGHI fa il classico passo di lato: di fronte all’insistenza dei cronisti ammette che la discussione nel consiglio dei governatori su quando uscire dall’epoca dei tassi zero e’ vicina. Il prossimo meeting e’ previsto per il 7 settembre, e allora mancheranno due settimane dalle elezioni tedesche. Manca poco, molto poco. Quasi certamente a partire da gennaio l’entita’ degli acquisti iniziera’ a ridursi, e il costo per finanziare il debito pubblico salira’. Solo alla fine di quel processo ci sara’ l’innalzamento dei tassi. Piu’ il processo sara’ lungo, piu’ tempo avra’ l’Italia per uscire dalla palude dell’ingovernabilita’.